

Quando pensiamo al processo di colonizzazione, all’uomo comune vengono in mente tematiche come:
- la logistica dell’occupazione militare
- lo sfruttamento in termini di uomini e risorse
- la conversione forzata o una tolleranza opportunistica delle religioni locali
- il disprezzo per la cultura autoctona et similia.
E se esistesse un approccio di analisi innovativo? Un approccio “biologico”?
Nella Giornata Mondiale delle diversità biologiche, che si celebra il 22 maggio, vogliamo ricordare le ricerche di Alfred W. Crosby (1931-2018), uno dei primi storici della colonizzazione che si è confrontato con l’ecologia.
Chi era Alfred W. Crosby


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Alle spalle una prestigiosa carriera accademica, lo storico statunitense Alfred W. Crosby nel 1972 pubblica il saggio Lo scambio colombiano. Conseguenze biologiche e culturali del 1492, dedicato alla scoperta dell’America.
La ricezione del libro negli anni ’70 è sorprendentemente negativa: il libro, pubblicato tra mille difficoltà, venne accolto con indifferenza o osteggiato dagli esperti del settore.
A distanza di una ventina d’anni, le tesi di Crosby sono rivalutate, studiate e approfondite in vista di nuovi campi di indagine.
In Italia, il libro viene pubblicato nel 1997 da Einaudi con la traduzione di I.Legati.
Cosa significa “scambio colombiano”?
Lo “scambio colombiano” (the columbian exchange) – che la Generazione Z potrebbe erroneamente associare al narcotraffico - in realtà è uno scambio di germi infettivi, piante,animali tra Vecchio e Nuovo Continente. Nel saggio in questione, Crosby si focalizza sulla scoperta dell’America, perché è Cristoforo Colombo a inaugurare contatti tra continenti diversi. “Colombiano” è l’aggettivo derivato dal cognome del grande navigatore genovese.
Perché Crosby percorre una strada poco convenzionale?
Dopo essersi a lungo interrogato sui motivi che permisero agli Europei conquiste relativamente rapide, Crosby esclude, o meglio, ridimensiona la superiorità bellica (intendo armi da fuoco e un drappello di cavalli solo per fare un paio di esempi), di fronte a nemici non meno agguerriti e numericamente superiori, in un ambiente a loro noto.
Crosby allora concentra la sua attenzione sul vantaggio biologico degli Europei e sulle conseguenze di tale vantaggio a medio e lungo termine. Il risultato dei suoi studi è il seguente: il dominio biologico dei conquistatori consentì loro l’assoggettamento degli indigeni.
Lo “scambio colombiano” non è solo un transito di agenti patogeni, specialmente animali e vegetali, ma uno degli eventi più significativi della storia dell’uomo. Non a caso in numerose interviste Crosby, pur con una forma mentis da storico, dichiara:
“La biologia è dietro a tutto”.
Nel saggio l’autore dimostra che, leggendo in chiave ecologica la storia della colonizzazione, è possibile individuare il dominio biologico europeo.
Gli oggetti dello scambio colombiano
Ora vi presento alcuni protagonisti dello scambio colombiano e le sorprese non mancheranno.
Dall’Europa al Centroamerica
- agenti patogeni: febbre gialla, vaiolo, scarlattina, morbillo, malaria, colera, peste
- piante: lino, carota, barbabietola, caffè, uva da vino, grano, mela, cipolla
- animali: mucca, pollo, ape, cavallo, asino, maiale, pecora, capra, oca, coniglio
Dal Centroamerica all’Europa
- agenti patogeni: sifilide
- piante: tabacco, pomodoro, zucca, zucchina, patata, cacao, vaniglia, arachide
- animali: tacchino, anatra, porcellino d’india
Quali furono le conseguenze dello “scambio colombiano”?
Si ipotizza che tra il 1500 e il 1650, tra il 50% e il 90% dei locali morirono per malattie trasmesse dagli europei.
A livello ecologico si assistette anche a
- l’imposizione di monoculture, la cui produzione è destinata all’esportazione
- l’alterazione degli ecosistemi originari, conseguente all’introduzione di piante e animali, ma soprattutto allo sfruttamento indiscriminato di foreste e sottosuolo.
Lo scambio colombiano continua anche oggi, agevolato dalla globalizzazione. Ora germi patogeni, specie animali e vegetali si chiamano specie aliene, perché provengono da un territorio diverso da quello dove si trovano. E spesso generano danni nell’ecosistema ospitante.
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Le conseguenze biologiche dello “scambio colombiano” nel libro di Alfred W. Crosby
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