

Viviamo in città affollate da oggetti, l’espressione attraente del Capitale. Dalla segnaletica stradale di impronta designer alle automobili a cui talvolta assegniamo persino nomi, nemmeno fossero cani o gatti. E sorvolo sugli oggetti-madeleine che co-abitano le nostre case – utensili, soprammobili, elettrodomestici, libri, giochi –, caricati di valenze che trascendono il loro originario essere oggetti d’uso.
Titolo e sottotitolo del nuovo numero di COSE. Spiegate bene (Iperborea, 2025) è La sicurezza degli oggetti. Storie di strumenti, prodotti, manufatti, arnesi, e cose di vario design che cambiano i nostri mondi, un volume le cui pagine riassumono il sostrato meta-funzionale di oggetti intrinseci agli usi e costumi dell’homo consumens (Bauman).
Possesso degli oggetti e identità individuale
Il processo è del resto irreversibile: cosa saremmo – e come vivremmo – deprivati dal rapporto sentimentale-emozionale con le cose? Di cos’altro alimenteremmo la memoria infantile, senza le fortune nascoste tra la polvere delle soffitte, ma anche, talvolta, nelle cucine e nei salotti delle case dei nonni?
Chi da adulto non è andato alla ricerca del proprio baule delle meraviglie, scrigno segreto di quaderni scolastici, foto, album di figurine, Barbie, palloni, fumetti, o anche soltanto di un vecchio cubo di Rubik, uno swatch sfuggito alla collezione, un coltellino multi-uso, in altre parole di un qualsiasi oggetto del cuore, fantasma sottile di qualche ricordo? Si fa presto a dire cose. Il rapporto uomo-oggetti è ormai biunivoco (ma forse lo è sempre stato), e poi riguarda ambiti esteriori (gli oggetti come simulacri del cambiamento dei tempi) e interiori (gli oggetti come suggeritori di stati d’animo sottili) della nostra vita.
Come sostiene lo psicoterapeuta Giovanni Starace (Gli oggetti e la vita, Donzelli, 2013):
Possedere un oggetto particolare diventa indispensabile per possedere se stessi, cioè una propria identità. Si realizza una sorte di mutazione antropologica.
Luca Sofri e la sicurezza che ci danno gli oggetti
Da queste premesse credo possa discendere la sicurezza attribuita alla portata valoriale degli oggetti, introdotta dal sottotitolo di quest’ultimo COSE. Spiegate bene.
Nell’editoriale che introduce ai temi del libro-rivista, Luca Sofri sottolinea senza condizionamenti ideologici l’ambivalenza del rapporto tra noi e gli oggetti del nostro quotidiano:
Negli scorsi decenni la tendenza degli umani a possedere cose è stata spesso messa in discussione per via delle sue conseguenze di ‘consumismo sfrenato’, come si dice […] Il fatto è, però che nel rapporto con gli oggetti c’è spesso anche qualcosa di invece felice e di non superfluo: sia nelle sue conseguenze di fatto – le nostre giornate sono facilitate e rese migliori dagli oggetti […] che si tratti di una caffettiera, di un tram o di un regalo di compleanno – sia nelle apparentemente sterili relazioni emotive che creiamo con gli oggetti stessi, anche in assenza di altre funzioni. Molto del ‘superfluo’ ci dà in effetti piacere (a volte anche nella sua contemplazione). E questo lo rende assai meno superfluo.
Defalcato da legittime stigmatizzazioni anticonsumistiche, il rapporto uomo-oggetti si pone dunque come peculiare, in quanto inalienabile, intimo e quotidiano. A volte pratico, il più delle volte emotivo (proprio sull’emotività fanno leva le strategie pubblicitarie), talvolta prescindente persino dalla funzione stessa delle cose (per esempio, gli oggetti di design dall’estetica attraente che non sono il massimo della praticità).
“La sicurezza degli oggetti”: argomenti e autori


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Numerose, succose e diversissime fra loro, le storie di prodotti - e le relative interpretazioni - contenute in La sicurezza degli oggetti; riprova di un rapporto incidente sull’evoluzione del genere umano, descrittivo com’è di usi e costumi di popoli e società.
A titolo illustrativo, riporto alcuni titoli delle diverse – acute e piacevoli – fenomenologie oggettistiche contenute nel libro-rivista:
- Storia ed epica della Panda
- Perché in certi paesi non hanno il bidet?
- E poi arrivò il Walkman
- “In cento comode uscite settimanali”
- Com’è riuscita Barbie a resistere fino a oggi?
- L’accumulo degli oggetti esibito su Tik Tok
- Il cartone della pizza andrebbe migliorato
- Chi gli oggetti li accumula
E così via. Reso formalmente irresistibile (a proposito di estetica degli oggetti) da una colorata copertina pop di Klaus Kremmerz, corredato dai testi di Roberto Alajmo, Stefania Carini, Matteo Curti e Anna Siccardi (fra gli altri), il numero di febbraio di COSE. Spiegate bene ne conferma la felice filosofia speculativa: appeal estetico e contenuti curiosi, ma non privi di importanti sotto-testi.
In poche parole un libro bello (e utile) da leggere e da sfogliare.

Recensione del libro
Cose spiegate bene. A proposito di libri
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “La sicurezza degli oggetti”: il nuovo volume di “COSE. Spiegate bene”
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