

La casa delle spie
- Autore: Katherine Reay
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Newton Compton
- Anno di pubblicazione: 2022
The London House, una spy-love-story di Katherine Reay, una vicenda familiare ricca di segreti e di mistero, si legge sulla copertina italiana del romanzo, La casa delle spie, per i tipi Newton Compton (Roma, 2022,318 pagine), nella traduzione di Maria Luisa Amodio e Giulio Lupieri e con la stessa copertina dell’edizione originale USA 2021, come capita raramente nella nostra editoria.
Moglie, madre, autrice a tempo pieno di bestseller e di numerosi romanzi premiati- così la scrittrice americana si presenta nel suo sito. Vive col marito e tre figli fuori Chicago. Ha studiato con merito nella Northwestern University, meritando l’adesione alla selettiva Phi Beta Kappa, associazione dei più brillanti studenti universitari di arti e scienze. Ha soggiornato in tutto il Paese e per alcuni anni in Inghilterra e Irlanda.
Mantenendo da una vita rapporti stretti con la storia e i libri, trasferisce questo amore nei suoi, dedicandosi anche alla saggistica. Nel web abbiamo trovato uno spiritoso profilo che la vuole inoltre runner e navigatrice, pur “non eccezionale”. Dopo la laurea ha conseguito un Master in marketing, sempre nella prestigiosa università dell’Illinois. Ha lavorato nel marketing e nell’industria prima di frequentare una scuola di specializzazione in studi teologici. I trasferimenti in Texas, Inghilterra, Irlanda e Washington hanno lasciato quel diploma incompiuto mentre Katherine Reay trascorreva il suo tempo a disfare bagagli, crescere figli, fare volontariato e conoscere nuove città. Ora scrive storie e saggi, concentrandosi sul passato e su quanto abbia influenza sul presente.
Per quanto ci riguarda, la sua narrativa è dosaggio sapiente di generi efficaci: mistery senza scivolare nel pieno thriller, sentimentale a debita a distanza dal romance puro, historical per le ambientazioni ma non necessariamente storico e spionaggio il giusto, quanto basta.
Segreti, guerra, spie, tradimenti? Una storia che ha un prologo nel 1941, comincia nel presente e guarda profondamente al passato, alla Seconda guerra mondiale e anni precedenti.
Solo la Gran Bretagna resta l’ultimo ostacolo ai progetti di dominio del nazismo, impegnato nella conquista dell’Europa, mentre progetta comincia ad attuare progetti di pulizia eugenetica del continente.
Quando Matt Hammond la contatta, Caroline Payne immagina tutto tranne che l’ex compagno di college e qualcosa di più - ormai acqua passata - voglia parlarle riservatamente di Carolina Waite, la gemella di nonna Margaret.
Non sente nominare da vent’anni la prozia e, pur portandone il nome, ha sempre considerato inopportuno essere stata chiamata come una morta da giovane, stroncata dalla poliomielite.
Facendo ricerche genealogiche e storiche, Hammond si è imbattuto in una vicenda che coinvolge la famiglia dell’amica Caroline e ha voluto informarla, prima dell’uscita di un articolo con rivelazioni che potrebbero ferirla.
Matt premette che la lealtà era un concetto molto elastico durante la seconda guerra mondiale e quella della prozia è una delle storie che lo dimostrano. In Europa c’erano la Francia libera e la Francia occupata, fratelli e sorelle che combattevano gli uni contro le altre. In Inghilterra non mancava chi facesse gli occhi dolci a Hitler, perfino l’ex re, Edward, che aveva abdicato per sposare la non aristocratica e pluridivorziata Wallis Simpson. E si distingueva anche una donna, figlia di un conte, segretaria presso la direzione delle Operazioni speciali, che poi era passata dall’altra parte ed è fuggita con il suo amante nazista.
La nipote contesta, sostiene che si tratta di un abbaglio, la zia è morta da piccola di polio, ma l’amico insiste: è una storia di ripiego che hanno raccontato a Caroline. Le porge una breve lettera, datata 20 ottobre 1941:
... vostra sorella Caroline Amelia Waite si è imbarcata senza permesso per la Normandia e due giorni dopo è stata identificata alle porte di Parigi, dove ha raggiunto il gruppenführer Paul Arnim... aveva svolto un buon lavoro al SOE... non era coinvolta in alcuna operazione delicata.
È stata la famiglia Arnim ad avere ingaggiato Hammond per una ricerca. La nipote di Paul possiede tutti gli abiti comprati per la moglie in una boutique di Parigi. Da un sopralluogo in Francia, sono emersi il nome della zia e di un certo Christophe, addetto alla sicurezza della boutique, un prepotente poi deportato ad Auschwitz nel 1941 e morto due anni dopo.
Alla fine degli anni Trenta, Caroline lavorava nella boutique, dove aveva conosciuto Arnim, ma quando i tedeschi avevano invaso la Francia era tornata a casa, occupandosi nel SOE. Si sospetta che oltre che amante fosse anche la sua informatrice.
Ma è sbagliato, non può essere mia zia!
Lasciare trapelare la notizia che si era unita ai nazisti avrebbe danneggiato il Paese. Per quanto Caroline si limitasse a copiare a macchina promemoria, se si fosse saputo che la figlia di un pari aveva tradito l’Inghilterra, mettendola in una posizione vulnerabile, le conseguenze sarebbero state devastanti per il morale di una popolazione in guerra. La famiglia non aveva avuto scelta. Inventare una menzogna era stato inevitabile.
Occorre cercare. Si deve approfondire la vita à la page negli anni Trenta delle ben note gemelle Waite, raggiungere Parigi, scartabellare documenti e lettere, in una caccia alla verità emotivamente coinvolgente, per le ansie della Caroline-nipote.
Non è possibile, quella non può essere mia zia!.
Niente male, un romanzo intero che parte da un “non può essere”, che invece è. O potrebbe essere...

La casa delle spie
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