

Giochi di posizione. Breve storia di biliardi dipinti
- Autore: Victor Claass
- Genere: Arte, Teatro e Spettacolo
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
Un piccolo libro corredato di splendide foto di dipinti di vari artisti con soggetto il biliardo, il tavolo di gioco fin dagli inizi del Novecento presente in ogni dimora borghese. Giochi di posizione. Breve storia di biliardi dipinti di Victor Claass (Bibliotheka, 2025, trad. di Mario Cucca) riporta i numerosi artisti che hanno utilizzato il biliardo, da Jean Siméon Chardin a Edgar Degas passando per Vincent Van Gogh, il cui gioco, molto simile alla carambola, veniva già praticato nell’Antico Egitto e in Oriente.
Nella Francia di Luigi XI ebbe origine il gioco del biliardo moderno, prendendo poi piede in diversi Paesi. Dai salotti dell’aristocrazia europea alle case borghesi del XIX secolo, il gioco del biliardo ha incuriosito a tal punto da divenire nel tempo un’icona. L’autore, in questo suo ultimo lavoro, narra la breve storia del biliardo e la sua rappresentazione in alcune opere visive tra le più importanti nella storia dell’arte.
Victor Claass è coordinatore scientifico all’Istituto Nazionale di Storia dell’Arte, ha insegnato Storia dell’arte contemporanea nelle Università Parigi-Sorbona, Tours, Basilea, Sorbona-Abu Dhabi, Picardie e all’École du Louvre. Dal 2014 al 2018 è stato membro del gruppo di ricerca internazionale Bilderfahrzeuge, in collaborazione con il Warburg Institute di Londra.
“La sala del biliardo” di Edgar Degas del 1892, ossessionato da questo gioco, è la prima delle foto con le quali si apre il libro. Il dipinto sembra proporre nelle dimensioni e nei colori l’universo dell’artista, la sua maniera mimica di vedere, come osservava Paul Valéry.
Nel diciannovesimo secolo molti erano i sostenitori del gioco del biliardo, della sua attività culturale ed educativa, e ben presto il tessuto verde conquistò gli interni delle case delle famiglie benestanti, i caffè delle città e di campagna. Sono stati numerosi gli impressionisti e gli illustratori che hanno ripreso nelle loro opere la mobilità sociale del gioco. Molti artisti hanno disegnato e dipinto scene di biliardo, affascinati non solo dal gioco e dai giocatori ma dai colori, dal tappeto verde e dalle sue sfere cromatiche. La conoscenza degli angoli e della matematica, le regole della costruzione prospettica, gli effetti e i colori nel gioco del biliardo erano di competenza e di padronanza dei pittori.
Le arti sono giochi di posizione e ogni volta che un artista subisce un’influenza, riscrive un po’ la storia dell’arte a cui appartiene.
L’autore ricorda l’illustrazione di fine Ottocento di Georges Meunier, nella quale il corpo femminile è trasformato in sfere d’avorio sensuali da ammirare.
La sala da biliardo, ancora oggi, è generalmente considerata uno spazio tipicamente maschile, luogo di battaglie virili, anche se nobilmente regolamentate.

Nel “Caffè di notte” del 1888 di Van Gogh, il biliardo, nella situazione di non essere giocato, è il solo protagonista. Maestoso e autoritario, con il verde del tavolo spogliato delle sue funzioni ludiche, diviene punto centrale di un ambiente precario, ambiguo e surreale.
Anche Edvard Munch, nelle sue passeggiate parigine, invitava ad andare in una sala biliardo e, dopo aver guardato il tappeto verde, di rivolgere lo sguardo verso l’alto: tutto intorno sarebbe apparso di color rosso. Una dimensione allucinatoria ben descritta da Otto Dix nel suo “Joueur de billard” del 1914, nel quale le palline incarnano i protagonisti di una guerra; l’Europa era pronta ad essere incendiata. E si arriva all’opera di Felix Vallotton del 1902, che rappresenta un imponente biliardo in un ambiente interno da sembrare quasi un ostacolo. E il dipinto di Georges Braque, “Le billard” del 1944, nel quale il mobile sembra giocare spazialmente con il muro marrone sullo sfondo, divenendo nel tempo uno dei fondamentali nello sviluppo del cubismo.
Arriviamo quindi alla modernità di Jacqueline de Jong e il suo “Mystere” del 1977, un tavolo da gioco vacillante fino all’installazione al San Francisco Museum of Modern Art de “La Fortune” di Sherrie Levine del 1990, che trasforma la sala del museo in un’accademia del biliardo con sei tavoli in mogano, sui quali sono fissate tre palle in una configurazione precisa per il gioco della carambola.
“Le arti sono giochi di posizione”; con questa sua considerazione, l’autore considererà il tavolo da biliardo come una metafora sociale, simbolo della ricchezza borghese e del dominio del maschio. Una lettura densa di significati attraverso il biliardo e il suo gioco, praticato fin dal XV secolo in tutta Europa. Victor Claass ne analizzerà la rappresentazione nell’arte e l’evoluzione sociale: uno strumento per interrogarsi e interpretare il gioco delle classi.

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