

L’estetica del pop
- Autore: Andrea Mecacci
- Genere: Musica
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Donzelli
- Anno di pubblicazione: 2011
Si fa presto a dire pop. L’aggettivo è divenuto trasversale, scorciatoia estetica per definire, spesso in maniera inopportuna, i diversi ambiti della contemporaneità: dalla moda alla musica, dalla letteratura alla pittura, all’architettura. Come sostiene Andrea Mecacci ne “L’estetica del pop. Teoria e miti della cultura di massa” (Donzelli, 2011), pop è in realtà un modo di “sentire” il mondo (di stare al mondo?, di vedere il mondo?), una filosofia di vita prima ancora che un movimento artistico. Le fondamenta pop si rintracciano, non a caso, in un viaggio iniziatico, quello intrapreso sulle strade del west americano da un giovane Andy Warhol e la sua coorte di amici fumatori di marijuana e altre diavolerie. E’ l’alba dei Sessanta e le parole dell’artista raccontano l’esperienza meglio di ogni cosa:
Più ci dirigevamo a ovest - scrive – più sull’autostrada ogni cosa appariva pop. Improvvisamente sentivamo di far parte di qualcosa, perché anche se il pop era ovunque, per noi era la nuova arte. Una volta che diventavi pop non potevi più guardare un’insegna allo stesso modo. Una volta che pensavi pop non vedevi più l’America come prima.
Amen: il senso autentico del pop si rivela dunque d’improvviso, come un’epifania. Di qui discenderanno la copertina di "Sgt. Pepper’s" dei Beatles (Peter Blake) e la famosa banana per l’album d’esordio dei Velvet Underground (disegnata dallo stesso Warhol), le tettone kitch dei film di Russ Meyer, "Barbarella", e persino qualche romanzo. Una sorta di contagio globale che ha accompagnato il transito dal moderno al post-moderno (per rimanere in ambito di locuzioni inflazionate), coinvolgendo l’alto e il basso, gli oggetti e i palazzi, l’immaginario collettivo quanto i capelli di Madonna e i vestiti di Elton John. Mecacci insegna Estetica all’Università di Firenze e si fa teorico di questo universo, muovendosi con assoluta perizia tra i topoi e gli affluenti del “genere”: dai prodromi della mitologia ai giorni nostri. Il taglio è accademico, ma il libro è imprescindibile per chiunque abbia in animo di sbirciare oltre la patina consueta dell’apparenza (la patina pop?), e/o sia studioso di costume e filosofia.

Dopo Warhol. Il pop, il postmoderno, l’estetica diffusa
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