

Ovidio, questo grande favoliere, ci parla più volte di Diana, dea italica che il poeta identifica con Artemide, la figlia di Zeus. Questa identificazione però non è completa, in quanto Diana dei boschi sembra continuare una personalità autonoma rispetto alla sorella di Apollo.
Diana: dea vergine dalla femminilità selvatica


Link affiliato
Questa divinità viene rappresentata dall’iconografia come una bella ragazza con una veste corta e la faretra; è la protettrice delle vergini e dei cervi (animali sacri non solo nelle leggende pagane) e il suo dominio è fermo e spietato.
Come Atena (altra dea vergine) interviene nelle battaglie, ma conserva una femminilità lunare e selvatica che dimostra con la protezione delle ninfe, che raggiunge dimensioni omoerotiche come visto nel mito dell’Orsa Maggiore.
Dea autonoma dal potere maschile, non permette agli uomini di guardarla, tanto da far sbranare dai suoi stessi cani Atteone, che non viene riconosciuto neppure dai suoi fedeli. Chi conosce il segreto di una divinità non può reggerne il confronto e perde la sua umanità: è violare il grande mistero della vita.
Diana, Artemide, Cibele e Kali: il sincretismo religioso
Diana ha un grande potere: domina i luoghi sacri della natura, cui una dimensione di ombra succede a una di luce; sembra non avere bisogno di supporto da parte del padre Zeus e conduce il suo corteo di ninfe che le obbediscono ciecamente.
Ha un carattere bizzarro e non permette la violazione dei misteri come se fosse l’unica signora del creato, come nei culti mediterranei. Ma come si connette la sua verginità con il culto della dea Madre?
Non dobbiamo dimenticare il sincretismo religioso del politeismo, che mette insieme divinità diverse tra loro. Diana è la greca Artemide e la frigia Cibele, sua versione crudele, è la dea indiana Kali veramente inquietante come femmina, non soggetta agli dei maschi che non teme.
Diana e l’immagine terribile della femminilità
Nel mondo romano il culto di Diana era legato a un sacerdote maschio, il re dei Nemi, che risiedeva nel bosco sacro di Nemi, uno schiavo impuro perché uccisore dei suoi predecessori e quindi appartenente a un ceto basso e tuttavia sacro, assassino ma insieme protetto dalla divinità che impedisce la sua punizione.
Ed è in questo quadro che Artemide/Diana diventa l’immagine terribile della femminilità, temuta dai maschi perché portatrice di segreti della natura, in quanto le donne sono esseri della natura, sono gli orologi regolatori della vita tramite i loro flussi e il mistero del parto.
Diana nelle arti e nel cinema
In arte sono numerose le sue raffigurazioni, sia come fanciulla cacciatrice sia nel mito di Atteone o di Callisto, quando la sua autorità rischiava di essere perduta.
Fu dipinta come dea della morte, invocata come Diana infernale, di cui anche i film horror hanno rivelato gli attributi: basti pensare alla “Mater terribilis” di Suspiria, film di Dario Argento.
Questa complessità rende Diana una dea dai mille volti, signora del creato.
© Riproduzione riservata SoloLibri.net
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: La terribile Diana: purezza e potere della dea della caccia
Lascia il tuo commento