
Responsabilità e disagio. Una ricerca empirica sugli adolescenti piemontesi
- Autore: Roberto Trinchero e Maria Loretta Tordini
- Genere: Scuola
- Anno di pubblicazione: 2011
La ricerca racchiusa in Responsabilità e disagio. Una ricerca empirica sugli adolescenti piemontesi (Franco Angeli, 2011) ha coinvolto gli studenti della scuola superiore dai 14 ai 19 anni dell’Iis Sella Aalto di Torini, Istituto d’Istruzione superiore ad indirizzo Economico-aziendale-giuridico e Tecnologico-costruzioni ambiente e territorio, il Primo Liceo Artistico di Torino, l’Iis 8 Marzo di Settimo (To), che comprende l’istituto tecnico ad indirizzo giuridico-economico-aziendale e ad indirizzo informatico, il Liceo scientifico e il Liceo delle Scienze Applicate, il Liceo Scientifico G. Galilei di Ciriè (To).
L’obiettivo di questa ricerca empirica è stato quello di indagare il rapporto dei 2100 allievi coinvolti con la scuola, la società, la famiglia e i pari per capire e cogliere le criticità, comprenderle e superarle ed i punti di forza al fine di potenziarli. I loro vissuti diventano emblematici di situazioni appartenenti a tantissimi studenti di tutta Italia. Questo lavoro nasce nell’ottica della speranza che si possa collaborare a rimuovere la negatività, promuovere i processi formativi di benessere, di equilibrio, di serena gestione dei percorsi scolastici e sociali. Il tutto è stato ideato e realizzato dal professor Roberto Trinchero, professore associato presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università degli studi di Torino, e da Maria Loretta Tordini, Dirigente Scolastico Iis Sella-Aalto di Torino.
Nelle nuove generazioni si assiste a una contraddizione enorme: da una parte c’è la forte tendenza a rimanere attaccati a situazioni del passato di fronte all’incertezza di un futuro “liquido”, dall’altro la crisi economica, le innovazioni tecnologiche e l’intreccio di relazioni mondiali avviano grandi movimenti di masse umane. In tutto ciò la Scuola è oggi il luogo ideale di contrasto dei disvalori che attraversano la società: il giovane è circondato da continui tuffi nel virtuale, che lo avvolge e lo affascina e l’equazione matematica resta lì incompresa, considerata inutile perdita di tempo; mentre gli anziani scimmiottano i giovani giocando a fare i ragazzi, i giovani appaiono “vecchi” per la stanchezza che si portano addosso. Realtà in movimento, situazioni fluttuanti, indebolimento dei processi normativi, incertezza del futuro e scarsa chiarezza sugli obiettivi da perseguire contribuiscono a creare comportamenti a rischio delle nuove generazioni. Questi messaggi contrastanti assieme a pressioni sociali possono disorientare i ragazzi nel percorso di responsabilizzazione legato al passaggio dalla “società dei ragazzi” alla “società degli adulti”. Il disorientamento può trasformarsi in disagio evolutivo cioè la manifestazione delle difficoltà di assolvere ai compiti evolutivi che vengono loro richiesti dal contesto sociale per il conseguimento dell’identità personale e per l’acquisizione delle abilità necessarie alla soddisfacente gestione delle relazioni quotidiane. Queste difficoltà possono manifestarsi come atteggiamenti di sfiducia e chiusura nei confronti della “sfera pubblica”, della formazione scolastica, degli insegnanti, dei pari, di sé stessi.
L’indagine empirica di questo libro mira a rilevare gli atteggiamenti di un campione di adolescenti su un insieme di 24 fattori che fanno riferimento alle cinque dimensioni suddette. Le ipotesi sono che gli indicatori del disagio si manifestano in modalità differenti per maschi e femmine, ragazzi di età diversa, ragazzi residenti in contesti abitativi differenti, ragazzi che frequentano tipi di scuola differenti, ragazzi che denotano livelli differenti di empatia nei confronti dei problemi altrui e ragazzi che considerano importanti aspetti differenti nello spiegare l’insuccesso scolastico. Come tecnica di rilevazione dei dati è stata adottata una variante della tecnica delle storie, che ha origine dai test proiettivi ed è stata riformalizzata da Marradi. Le storie sono tipiche situazioni del mondo reale, in cui vi sono scelte da fare e decisioni da prendere che non sempre si conformano alle nostre scelte “ideali”, ma che si presume siano le più vicine possibili a queste.
I risultati della ricerca - Per quanto riguarda i risultati della ricerca emerge che all’interno del campione il disagio sicuramente esiste ma, limitatamente agli indicatori presi in considerazione, è un fenomeno tutto sommato contenuto. Tra i dati allarmanti che emergono dall’indagine c’è l’86% del campione che pensa che se un gruppo di ragazze lascia in disparte un’amica vi sia una volontà precisa di escluderla e una coalizzazione contro di lei. Il 40% ha dichiarato di essere d’accordo con la posizione “se sei straniero e trovi difficile integrarti è meglio stare con ragazzi della tua etnia”. Preoccupante è anche riscontrare come l’autocontrollo non sia un valore condiviso. Il 56% dei ragazzi pensa sia normale, in classe, arrabbiarsi coi professori e sbottare.
Risultati confortanti arrivano dalle risposte che riguardano l’atteggiamento verso la violenza tra gruppi di ragazzi: solo il 13% pensa che sia necessario farsi spalleggiare dal proprio gruppo per farsi rispettare. Lo stereotipo del maschio che ha l’obbligo di essere rude, guerriero ed insensibile sembra definitivamente tramontato. Come dimostrato anche dalle indagini Iard, è alta la fiducia nelle forze dell’ordine. Dall’indagine emerge che siamo di fronte ad una generazione dove le spinte alla deresponsabilizzazione sembrano aver avuto un effetto limitato e i ragazzi sono in larga parte consapevoli di ciò che devono fare per poter entrare nella società degli adulti. Anche per questo gli adolescenti meriterebbero maggior rispetto ed attenzione da parte degli adulti, che spesso non li considerano in grado di fare scelte responsabili e li definisce talvolta “bamboccioni”. In particolare gli allievi evidenziano un rapporto con la società di grande affabilità ed attesa: sono molto distanti dall’immaginario aggressivo, che il mondo adulto, in genere, sembra percepire. I ragazzi, quando li si interroga su ciò che potrebbe essere risolutivo per un maggiore benessere, danno risposte “tenere” che contengono aspettative di ascolto ed accoglienza.

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Innanzitutto ci si domanda: “A cosa serve una scuola che parla a se stessa?”. All’insegnante del passato era richiesto di essere un dispensatore di saperi e faceva sì che avesse un’autorità innata in quanto l’unico depositario della cultura. Oggi l’apprendimento scolastico è solo una delle tante esperienze di formazione che i bambini e gli adolescenti vivono e per acquisire competenze specifiche spesso non vi è bisogno dei contesti scolastici. Il docente deve essere un mediatore. Nel primo capitolo la Tordini fa un quadro generale della situazione italiana. Durante la seconda metà del Novecento si evidenziano il boom economico del secondo dopoguerra, la caduta del muro di Berlino, i fenomeni di immigrazione dai Paesi dell’Est, dal continente africano, dall’Asia, in particolare dalla Cina. L’Italia che si affaccia all’Europa ha ancora un’impronta provinciale di stampo rurale e trova nel partito della Democrazia Cristiana il suo punto di riferimento politico. Dopo il Sessantotto nasce il centro sinistra. L’evoluzione, la globalizzazione, porta con sé anche la mescolanza di mercati e di interessi economici, stimola speculazioni e crack di aziende, spinge le popolazioni emergenti ad affannose corse per conquistarsi fette di mercato sempre più ampie. L’avvento dell’Euro coincise con la diffusione di tecnologie informatiche sempre più sofisticate e di siti dotati di elevata capacità di comunicazione e diffusione di idee e di merci (E-BAY). Nelle statistiche di questi ultimi anni emerge che almeno il sessanta per cento delle persone del globo utilizza regolarmente il computer e la connessione Internet. L’uomo è quindi spesso solo davanti al computer, fisicamente isolato dal resto del mondo circostante. Nel secondo capitolo viene introdotto il mondo dei giovani e la cosiddetta “cultura e società dei ragazzi”. Nella “cultura dei ragazzi” convivono gruppi differenziati caratterizzati da modi di vestire e di comportarsi, consumi culturali e valori comuni. All’interno di questa “cultura” si crea la propria identità collettiva in cui il bambino costruisce la sua identità personale. Attraverso l’interazione con i propri pari egli può confrontarsi, acquisire modelli, sperimentare ruoli, mettersi alla prova e capire il proprio valore. Ci si chiede come il bambino all’interno della società dei ragazzi passi alla società odierna e come possa raggiungere la condizione di “adulto”. Maggiolini e Pietropolli Charmet descrivono un insieme di “compiti di sviluppo” connessi alla fase adolescenziale: 1. Instaurare nuove relazioni con i coetanei di entrambi i sessi; 2. Acquisire un ruolo sociale femminile o maschile; 3. Accettare il proprio corpo; 4. Acquisire indipendenza emotiva dai genitori; 5. Raggiungere la sicurezza e l’indipendenza economica; 6. Prepararsi per una occupazione o professione; 7. Sviluppare competenza civica; 8. Acquisire un comportamento socialmente responsabile; 9. Acquisire un sistema di valori ed una coscienza etica. Viene svolta un’indagine attraverso un questionario on-line compilato a scuola sotto la supervisione dei docenti e viene chiesto ai ragazzi di confrontarsi con 24 situazioni problematiche legate alla loro vita quotidiana e di prendere posizione tra due scelte alternative. Nel terzo capitolo, infine, vengono prese in considerazione diverse scuole piemontesi per dare un quadro generale sulla scuola e su come gli adolescenti la vivono anche in relazione al loro rapporto con gli altri compagni di scuola e i docenti. Nel Primo Liceo Artistico si può notare come l’arte sia il centro intorno al quale ruota la struttura del percorso formativo. L’arte propone un modello di conoscenza unitaria e sintetica. L’apprendimento si struttura intorno al pensiero visivo. Nei disegni dei ragazzi del Primo Liceo Artistico è ricorrente un evidente disagio, a volte addirittura l’angoscia di affrontare ogni mattina il mondo fuori. Nel liceo scientifico la situazione è migliore, poiché analizzando i risultati del questionario che è stato somministrato ai ragazzi di questo Liceo si può riscontrare che gli studenti credono nei valori dell’istituzione scolastica, al dialogo docente-discente, all’errore come strumento educativo e alla possibilità di porvi rimedio, alla legalità quale necessità di garantire un ambiente favorevole alla crescita individuale e sociale. Anche nell’Istituto di Istruzione Superiore 8 Marzo l’atmosfera al suo interno è tranquilla. Anche se c’è un elevato numero di studenti che pensa che ci sono casi in cui la violenza è necessaria. Il Sella Aalto è uno dei migliori e più antichi istituti per la formazione della figura del Ragioniere. Gli studenti di questa scuola ritengono che ciò che si studia a scuola e il rispetto delle regole siano importanti, hanno fiducia nei loro docenti, credono nel valore del titolo di studio che conseguiranno e nelle istituzioni.
“Società dei ragazzi e società degli adulti: tanto diverse da generare disagio?”
Quante volte abbiamo sentito dire che gli adolescenti sono apatici, svogliati, insoddisfatti per le attività svolte, poco responsabili, inclini alla violenza? Ma è vero tutto questo? Roberto Trinchero, nel secondo capitolo del testo, introduce le differenze tra la “società dei ragazzi” e quella degli adulti e le difficoltà che le caratterizzano. Il passaggio all’età adulta è un momento in cui “il ragazzo si trova a far convivere e cambiare gradualmente valori, norme, modelli, abitudini, stili di vita tipici della società dei ragazzi con i corrispondenti della società degli adulti”. Il soggetto quando cresce si trova esposto a delle pressioni che spesso sono contrastanti. Da una parte queste provengono dalla “società dei ragazzi”, dall’altra invece dalla “società degli adulti”, che gli chiedono di responsabilizzarsi, ma poi gli forniscono dei messaggi opposti che conducono alla deresponsabilizzazione. Un atteggiamento “seduttivo” (inteso come portare a sé, se-ducere) è un esempio di deresponsabilizzazione perché mira a “tenere a sé” il bambino il più a lungo possibile, privandolo della sua personalità. Al contrario, un atteggiamento “educativo” (inteso come portare fuori, e-ducere) è basato sul dare dei limiti, ma anche delle responsabilità crescenti. Queste pressioni e messaggi contrastanti possono essere la causa di un disorientamento nel percorso di responsabilizzazione che può sfociare in disagio, inteso come stato di malessere, comportamento trasgressivo e condotta autolesiva. In questo testo gli autori hanno condotto una ricerca empirica su 2156 ragazzi di sei istituti piemontesi diversi. L’obiettivo dell’indagine è quello di “descrivere le caratteristiche degli adolescenti che manifestano atteggiamenti di possibile disagio e rilevare relazioni significative tra le variabili suddette e tali atteggiamenti”. Gli indicatori di disagio si manifestano secondo modalità differenti: per età, genere, contesti abitativi differenti, scuola frequentata, considerazioni diverse riguardo al proprio insuccesso scolastico. L’indagine, svolta attraverso un questionario on line compilato nelle scuole, ha chiesto ai ragazzi di confrontarsi con 24 situazioni problematiche legate alla loro vita quotidiana e di prendere una posizione tra due scelte alternative: una posizione di disagio ed una di responsabilità, cioè affrontare con sicurezza e maturità i problemi. I risultati emersi dalla ricerca rivelano che il disagio esiste, ma è un fenomeno contenuto che riguarda il 16% dei soggetti indagati. Ritengo che questo libro vada letto perché fa capire come spesso siano i genitori e la società stessa degli adulti a non responsabilizzare gli adolescenti giustificandoli e fornendo loro delle scuse. Per esempio, le cause degli insuccessi scolastici al giorno d’oggi non vengono più ricercate nello studente, come un tempo, ma quasi interamente negli insegnanti e nell’organizzazione scolastica. Educare significa tirare fuori il meglio del ragazzo, responsabilizzandolo e portandolo a comportarsi in maniera più matura, assolvendo i propri compiti di sviluppo.
Vittoria Brunelli
“Responsabilità e disagio, una ricerca empirica sugli adolescenti piemontesi” di Roberto Trinchero e Maria Loretta Tordini. Edito a Milano nel 2011 da FrancoAngeli. Il volume è formato da 211 pagine e parte da un’introduzione circa il contesto dell’indagine per poi passare alla ricerca vera e propria e alle sue conclusioni. Nella parte finale del libro sono illustrate le interpretazioni dei risultati da parte delle scuole partecipanti all’indagine, contributi che costituiscono un forte arricchimento alla ricerca stessa.
Nel primo capitolo si evidenziano tutti gli aspetti caratterizzanti gli anni duemila, a partire dal ruolo e dalla presenza sempre più forte delle nuove tecnologie passando per la globalizzazione, le trasformazioni politiche, gli aspetti socio-economico-sociali e arrivando infine alla definizione di Bil, ovvero Benessere Interno Lordo. Questa contestualizzazione ci è molto utile per riuscire a comprendere a fondo quelle che saranno le problematiche e le componenti di un possibile disagio negli adolescenti. Fin dai primi anni della scolarizzazione gli studenti passano moltissimo tempo con i loro coetanei, così tramite la condivisione di problematiche, interessi, gusti e comportamenti, si viene a creare una sorta di “cultura dei ragazzi”; base dei futuri valori, atteggiamenti, scelte e comportamenti che il soggetto attuerà. Attualmente la “cultura dei ragazzi” è molto più complessa e articolata rispetto al passato a causa di un allungamento dell’adolescenza. Nelle culture primitive l’adolescenza era un momento molto breve di transizione dall’età infantile a quella adulta e la società era improntata ad orientare e preparare il soggetto al mondo del lavoro. Attualmente la società fatica ad assorbire i giovani nel mondo lavorativo perciò costoro trascorrono sempre più tempo con i coetanei e vanno a costruire una “cultura dei ragazzi” decisamente più forte della precedente. La “cultura dei ragazzi” va a definire una “società dei ragazzi” composta da gruppi differenziati dal modo di vestire o di comportarsi. All’interno del gruppo dei coetanei, che costituisce una sorta di identità collettiva, il singolo ragazzo individua la propria identità che emerge dal rapporto tra una componente individuale ed una sociale. È tramite la socializzazione e l’educazione che il soggetto definisce come è giusto comportarsi. Il passaggio all’età adulta avviene tramite la risoluzione di vari compiti di sviluppo che passo dopo passo ci conducono ad entrare nella “società degli adulti”. Sorge però un problema in quanto il mondo degli adulti e la società mandano due messaggi contrastanti al soggetto, messaggi di responsabilizzazione ma anche di deresponsabilizzazione. Ad esempio ai bambini è chiesto di responsabilizzarsi gestendo il proprio tempo libero quando in realtà la maggior parte di questo tempo è completamente saturato da attività imposte dagli adulti. Le pressioni e i messaggi contrastanti che arrivano al soggetto possono portarlo a un disorientamento che può divenire un vero e proprio disagio nel momento dell’entrata nel mondo degli adulti. Definiamo il disagio evolutivo come una difficoltà dei giovani di assolvere ai compiti emotivi richiesti dal contesto sociale. Questo disagio può manifestarsi in varie forme:
• Disagio come stato di malessere, situazione nella norma che si manifesta durante la crescita. Il soggetto è spinto ad “uscire fuori”, ad esplorare, ma ciò comporta una certa dose di sofferenza che se non è contenuta da adulti significativi può accrescere il disagio. Il soggetto in questa situazione manifesta sintomi quali noia, apatia, insoddisfazione… Può manifestarsi tramite chiusura e sfiducia riguardo a cinque ambiti:
- della sfera pubblica
- della formazione scolastica, considerata una perdita di tempo
- degli insegnanti, poco autorevoli poco professionali, molto lontani dal proprio mondo
- dei propri pari, visti più come una minaccia che come un’opportunità di confronto
- di sé stessi, il soggetto vede in sé i problemi e i difetti
• Disagio come comportamento trasgressivo, soggetto affronta le difficoltà adottando dei modelli forti di riferimento, di coetanei o adulti. Gli altri sono visti solo come una risorsa da sfruttare, i soggetti così facendo rifiutano del tutto una responsabilizzazione.
• Disagio come condotta autolesiva, il soggetto mette in atto comportamenti che fanno male al proprio sé e si focalizza solo su pensieri negativi. Questi soggetti sfuggono alla responsabilizzazione rifugiandosi in mondi alternativi.
L’indagine è stata svolta da Roberto Trinchero tramite un questionario online compilato da 2156 studenti corrispondenti a vari istituti superiori di Torino. Il campione non è stato scelto tramite criteri di rappresentatività perciò i risultati della ricerca non possono essere estesi a campioni differenti dal campione qui considerato. Ai ragazzi era chiesto di confrontarsi con 24 situazioni problematiche legate alla loro quotidianità e di prendere posizione scegliendo tra due alternative, una esprimente un atteggiamento di disagio, l’altra un atteggiamento di sicurezza. Tramite queste “prese di posizione” da parte degli studenti era possibile rilevarne modi di pensare, norme e valori di fondo. I 24 fattori presi in considerazione fanno riferimento alle cinque dimensioni evidenziate precedentemente (sfera pubblica, formazione scolastica, insegnanti, gruppo dei pari, sé stessi). L’indagine empirica parte da alcuni interrogativi di ricerca, come ad esempio: quanti e quali adolescenti manifestano sintomi del disagio evolutivo? Vi è relazione tra genere, età, istituto e manifestazione di atteggiamenti che potrebbero denotare una situazione di disagio? L’obbiettivo della ricerca è quello di descrivere le caratteristiche degli adolescenti che manifestano atteggiamenti di un possibile disagio e rilevare le possibili relazioni tra questi atteggiamenti e le variabili di cui abbiamo parlato in precedenza. Le ipotesi di lavoro consideravano una diversa manifestazione del disagio per a) maschi e femmine, b) ragazzi di diversa età, c) ragazzi residenti in contesti abitativi differenti d) ragazzi che frequentano tipi di scuola differenti e) ragazzi con diversi livelli di empatia riguardo situazioni altrui f) ragazzi che considerano importanti aspetti differenti nello spiegare l’insuccesso scolastico (aspetti cognitivi, emotivi, relazionali, motivazionali, riflessivi).
Il disagio è stato operazionalizzato usando 24 fattori ognuno avente un indicatore formato da un preciso atteggiamento del soggetto a cui era contrapposto un indicatore riguardante un atteggiamento di responsabilità che faceva presumere che il soggetto avesse intenzione di affrontate con sicurezza e in modo “adulto” una problematica anche assumendo delle responsabilità. La tecnica di rilevazione dati utilizzata è una variante della tecnica delle storie che ha origine dai test proiettivi. Questa tecnica si basa sul fatto che valori e atteggiamenti del soggetto ne guidano le scelte in situazioni “cruciali” dove il soggetto deve prendere una deisione scegliendo tra posizioni tra di loro contrastanti. Ognuno dei 24 indicatori ha originato una storia riguardo cui i soggetti dovevano assumere una posizione di accordo con le alternative proposte, una indicante una posizione di disagio l’altra una posizione di responsabilità. Inoltre per rilevare la capacità empatica dei ragazzi e gli aspetti ritenuti più importanti nello spiegare l’insuccesso scolastico, sono stai aggiunti 4 item a risposta aperta riguardanti la situazione di Mario, situazione 25. Le risposte a questi 4 item sono state utilizzate per individuare il livello di empatia nei soggetti e gli aspetti che secondo loro erano carenti nella situazione 25.
I risultati dell’indagine devono essere considerati rispetto ad ognuno dei 24 fattori presi in esame. I fattori considerati nell’indagine possono essere raggruppati secondo cinque dimensioni di atteggiamenti: verso la sfera pubblica, verso la formazione scolastica, verso gli insegnanti, verso i propri pari e verso sé stessi. Raggruppando le risposte secondo queste cinque dimensioni è possibile definire dei profili di atteggiamento verso ciascuna dimensione. Tramite la tecnica di data mining detta Rough Data Set Rule Extraction, tecnica che permette di estrarre da una matrice casi per variabili, gruppi di soggetti che condividono gli stessi valori su un insieme di variabili della matrice. La tecnica ci porta ad individuare il profilo di risposte che caratterizza un gruppo di soggetti, individuando anche la frequenza relativa e assoluta delle risposte. Alcune variabili hanno una relazione significativa con la maggior parte degli indicatori, ovvero il genere e l’empatia (verso la situazione 25). Successivamente sono stati raggruppati i fattori legati al disagio secondo cinque dimensioni di atteggiamenti (verso la sfera pubblica, verso la formazione scolastica, verso gli insegnanti, verso i propri pari e verso sé stessi) ed ogni fattore è stato relazionato con le seguenti variabili: -maschi –femmine –ragazzi con bassa empatia –ragazzi con empatia medio-alta.
Le conclusioni della ricerca possono essere raggruppate in sette nodi problematici sotto forma di diritti e doveri di adulti e ragazzi. E’ importante che il gruppo degli adulti non generalizzi troppo sugli adolescenti, dall’indagine emerge la presenza di un disagio che però sembra essere un fenomeno abbastanza contenuto. L’area del disagio è presente in circa il 16% dei soggetti del campione, è necessario perciò andare oltre gli stereotipi. In conclusione possiamo affermare che gli adolescenti meriterebbero più rispetto da parte degli adulti. Non si deve trascurare una parte, anche se piccola. Il 5% dei soggetti che ha dimostrato empatia nulla ha dato risposte oppositive e violente alle domande aperte del questionario. Seppur non costituendo una percentuale significativa questo fenomeno deve essere considerato un grido di allarme e deve spingere gli adulti a maggiori atti educativi. Necessario promuovere una nuova professionalità docente, gli studenti sembrano soddisfatti della formazione scolastica ma non dei professori. È richiesta una maggiore individualizzazione nell’insegnamento. Richiamare le famiglie alle loro responsabilità, i ragazzi necessitano di una famiglia presente e partecipativa. Gli studenti devono formare allo studio, educare ed assumersi le proprie responsabilità. Alcuni studenti attribuiscono il loro andamento scolastico a fattori esterni, considerano le proprie capacità cognitive “definitive” e ritengono di non poter far niente per modificare gli aspetti emotivi riguardanti le situazioni scolastiche. Ciò testimonia il forte bisogno di promuovere interventi per far assumere consapevolezza ai ragazzi riguardo il proprio funzionamento cognitivo, le tecniche di studio, strumenti per controllare l’ansia etc. Educare ad assumere la responsabilità degli altri, lavorare in gruppo vuol dire anche assumersi la responsabilità di cosa fanno gli altri membri del gruppo. I docenti dovrebbero far creare un gruppo classe unito e solidale che a volte fornisce un supporto determinante il successo scolastico. Non separare “società degli adulti” e “società dei ragazzi”, tra i ragazzi ci sono soggetti molto responsabili e “adulti” che meritano di essere considerati. Questi soggetti dovrebbero essere responsabilizzati prendendo parte alle decisioni degli adulti e partecipando ad attività a vari livelli. Ciò potrebbe far emergere le loro qualità e la scuola potrebbe divenire un luogo dove si forma l’autonomia e la responsabilità dello studente. L’assunzione di responsabilità andrebbe perciò premiata e valorizzata, i soggetti più responsabili dovrebbero essere inoltre coinvolti nelle decisioni riguardanti la scuola e il territorio.
E’ proprio degli studenti che si parla, escludendoli dalle decisioni riguardanti loro stessi si andrebbe a continuare quell’opera di irresponsabilizzazione cominciata già da tempo.
Gli autori Roberto Trinchero e Maria Loretta Tordini in questo testo di 224 pagine, “Responsabilità e disagio una ricerca empirica sugli adolescenti piemontesi” hanno voluto dar voce attraverso una ricerca partecipata, agli studenti per cercare di capire ed in primo luogo cercare di ascoltare in profondità cosa si nasconde dietro ad un eventuale situazione di disagio. Nel primo capitolo viene descritto il contesto d’indagine e si cerca di far entrare il lettore nell’ottica del cambiamento che si è sviluppato a partire dall’anno 2000. Notevole è l’ influenza che hanno avuto le nuove tecnologie e i social network, da considerare anche lo scenario politico del mediterraneo che è in piena trasformazione, il passaggio dal Pil al Bil, poi possiamo assistere da un lato alla tendenza di rimanere ancorati al passato e dall’altro ai grandi movimenti di masse umane. Nella fase successiva viene presentata la ricerca che vede partecipi i giovani studenti (2156 rispondenti) di alcuni istituti superiori scelti, compresi tra i 14 e i 19 anni, nel febbraio 2011. L’obbiettivo dell’indagine è descrivere le caratteristiche degli adolescenti che manifestano atteggiamenti di possibile disagio e rilevare relazioni significative con genere, età, istituto frequentato e capacità empatiche, quest’ultime sono state valutate con 4 item aggiuntivi a risposta aperta . Il disagio è stato operazionalizzato facendo ricorso a 24 fattori, con i rispettivi indicatori, facendo riferimento a cinque dimensioni: sfera pubblica, formazione scolastica, insegnanti, i pari e sé stessi. Per ciò che riguarda la rilevazione dei dati è stata usata una variante della tecnica delle storie in cui i soggetti dovevano scegliere tra una posizione di “disagio” e una di “responsabilità” e verificare se il rispondente si sentisse più vicino alla prima o alla seconda posizione. Dai risultati della ricerca si evince che il disagio sicuramente esiste, ma è un fenomeno tutto sommato contenuto. Inoltre in molti casi i ragazzi si sentono poco ascoltati e sembrerebbero cercare più comprensioni dagli insegnanti che a volte reputano anche poco preparati. Questo testo fa riflettere non solo gli studenti ma anche famigliari e insegnanti, che svolgono un ruolo principale nella crescita e nella maturazione dei ragazzi. Importante inoltre l’ultima parte in cui i dati vengono interpretati da insegnanti e dirigenti, dando ai dati stessi una forte valenza di autoriflessione, facendone un importante strumento di crescita professionale.
Cristina Azzarelli
Perchè gli alunni sentono che l’ambiente scolastico è diverso da quello al quale ambirebbero? Perchè se gli insegnanti lavorano come hanno sempre fatto, non ottengono i risultati che hanno sempre ottenuto?
“Responsabilità e disagio” libro scritto da Roberto Trichero e Maria Loretta Tordini casa editrice Franco Angeli (Milano,; 216 pagine) va ad indagare proprio questi aspetti della scuola e dei ragazzi di oggi nel loro rapporto con gli adulti.
Nel primo capitolo Maria Loretta Tordini, ci offre una visione del contesto in cui verrà svolta l’indagine, prendendo in esame:
Gli aspetti socio-economici-sociali in particolare i fenomeni di boom economico, crisi e globalizzazione.
Le nuove tecnologie che portano i soggetti ad un progressivo isolamento dovuto all’abbandono di una comunicazione faccia a faccia, per tuffarsi in una realtà virtuale.
Le trasformazioni politiche, l’incontro e lo scontro tra culture e popoli diversi.
La divergenza tra giovani e anziani che appare sempre più grande.
“Gli adolescenti non vedono il mondo come lo vedono gli adulti” si apre così il secondo capitolo a cura di Roberto Trichero.
La separazione tra mondo degli adulti e mondo degli adolescenti, appare oggi sempre più netta grazie all’affermazione della società urbana e ai ruoli che esse impone.
La società di oggi fatica ad assorbire i ragazzi, al fine di assegnargli un ruolo adulto. I ragazzi vedono quindi la condizione adulta come qualcosa che sempre di più si allontana da loro, qualcosa che sfuma tra le loro mani.
La ricerca riportata in “Responsabilità e disagio” vuole descrivere le caratteristiche degli adolescenti che manifestano atteggiamenti di possibile disagio evolutivo; e rilevare relazioni significative tra le variabili e tali atteggiamenti.
Secondo l’ipotesi d’indagine, gli indicatori di disagio si manifestano in modalità differenti per: 1.maschi e femmine; 2.ragazzi di età diversa; 3.ragazzi residenti in contesti abitativi diversi; 4.ragazzi che denotano livelli diversi di empatia nei confronti dei problemi altrui; 5.ragazzi che ritengono importanti aspetti differenti nello spiegare l’insuccesso scolastico.
Il disagio è stato operazionalizzato in 24 fattori.
Come tecnica di rilevazione dati, è stata adottata una variante della tecnica delle storie, che si basa sul presupposto che valori e atteggiamenti del soggetto, ne guidino le scelte in situazioni cruciali in cui questo è chiamato a prendere una posizione netta.
Ciascuno dei 24 fattori di disagio ha originato una storia, in cui i rispondenti erano chiamati a schierarsi con uno o con l’altro protagonista della storia o a giudicare giusto o sbagliato un comportamento.
La popolazione presa a riferimento è quella degli studenti piemontesi, il campione non è stato scelto secondo criteri rappresentativi.
I risultati dell’indagine ci dicono che, effettivamente, è presente un disagio nei ragazzi, ma questo dato non è così alto come ci si aspettava: il disagio è infatti percepito solo dal 16% del campione.
Questo libro risulta a mio parere molto interessante, in quanto cerca di far capire che gli ideali e gli atteggiamenti degli adolescenti di oggi, non sono così lontani da quelli degli adulti.
Come si può notare negli ultimi capitoli del libro, in cui vengono “tirate le somme” dell’indagine, i ragazzi hanno bisogno che gli adulti non li abbandonino nel loro percorso di crescita, che questi non rinuncino ad educarli; hanno bisogno di figure di riferimento, non di adulti amici; chiedono una maggiore professionalità da parte dei docenti e una maggiore capacità di ascolto da parte loro.
I ragazzi di oggi sanno che devono assumersi le proprie responsabilità, chiedono soltanto che gli adulti si assumano le loro di responsabilità, riprendendo il ruolo di educatori degli “adulti del domani”.
Perchè gli alunni sentono che l’ambiente scolastico è diverso da quello al quale ambirebbero? Perchè se gli insegnanti lavorano come hanno sempre fatto, non ottengono i risultati che hanno sempre ottenuto?
“Responsabilità e disagio” libro scritto da Roberto Trichero e Maria Loretta Tordini casa editrice Franco Angeli (Milano,; 216 pagine) va ad indagare proprio questi aspetti della scuola e dei ragazzi di oggi nel loro rapporto con gli adulti.
Nel primo capitolo Maria Loretta Tordini, ci offre una visione del contesto in cui verrà svolta l’indagine, prendendo in esame:
Gli aspetti socio-economici-sociali in particolare i fenomeni di boom economico, crisi e globalizzazione.
Le nuove tecnologie che portano i soggetti ad un progressivo isolamento dovuto all’abbandono di una comunicazione faccia a faccia, per tuffarsi in una realtà virtuale.
Le trasformazioni politiche, l’incontro e lo scontro tra culture e popoli diversi.
La divergenza tra giovani e anziani che appare sempre più grande.
“Gli adolescenti non vedono il mondo come lo vedono gli adulti” si apre così il secondo capitolo a cura di Roberto Trichero.
La separazione tra mondo degli adulti e mondo degli adolescenti, appare oggi sempre più netta grazie all’affermazione della società urbana e ai ruoli che esse impone.
La società di oggi fatica ad assorbire i ragazzi, al fine di assegnargli un ruolo adulto. I ragazzi vedono quindi la condizione adulta come qualcosa che sempre di più si allontana da loro, qualcosa che sfuma tra le loro mani.
La ricerca riportata in “Responsabilità e disagio” vuole descrivere le caratteristiche degli adolescenti che manifestano atteggiamenti di possibile disagio evolutivo; e rilevare relazioni significative tra le variabili e tali atteggiamenti.
Secondo l’ipotesi d’indagine, gli indicatori di disagio si manifestano in modalità differenti per: 1.maschi e femmine; 2.ragazzi di età diversa; 3.ragazzi residenti in contesti abitativi diversi; 4.ragazzi che denotano livelli diversi di empatia nei confronti dei problemi altrui; 5.ragazzi che ritengono importanti aspetti differenti nello spiegare l’insuccesso scolastico.
Il disagio è stato operazionalizzato in 24 fattori.
Come tecnica di rilevazione dati, è stata adottata una variante della tecnica delle storie, che si basa sul presupposto che valori e atteggiamenti del soggetto, ne guidino le scelte in situazioni cruciali in cui questo è chiamato a prendere una posizione netta.
Ciascuno dei 24 fattori di disagio ha originato una storia, in cui i rispondenti erano chiamati a schierarsi con uno o con l’altro protagonista della storia o a giudicare giusto o sbagliato un comportamento.
La popolazione presa a riferimento è quella degli studenti piemontesi, il campione non è stato scelto secondo criteri rappresentativi.
I risultati dell’indagine ci dicono che, effettivamente, è presente un disagio nei ragazzi, ma questo dato non è così alto come ci si aspettava: il disagio è infatti percepito solo dal 16% del campione.
Questo libro risulta a mio parere molto interessante, in quanto cerca di far capire che gli ideali e gli atteggiamenti degli adolescenti di oggi, non sono così lontani da quelli degli adulti.
Come si può notare negli ultimi capitoli del libro, in cui vengono “tirate le somme” dell’indagine, i ragazzi hanno bisogno che gli adulti non li abbandonino nel loro percorso di crescita, che questi non rinuncino ad educarli; hanno bisogno di figure di riferimento, non di adulti amici; chiedono una maggiore professionalità da parte dei docenti e una maggiore capacità di ascolto da parte loro.
I ragazzi di oggi sanno che devono assumersi le proprie responsabilità, chiedono soltanto che gli adulti si assumano le loro di responsabilità, riprendendo il ruolo di educatori degli “adulti del domani”.
Perchè gli alunni sentono che l’ambiente scolastico è diverso da quello al quale ambirebbero? Perchè se gli insegnanti lavorano come hanno sempre fatto, non ottengono i risultati che hanno sempre ottenuto?
“Responsabilità e disagio” libro scritto da Roberto Trichero e Maria Loretta Tordini casa editrice Franco Angeli (Milano,; 216 pagine) va ad indagare proprio questi aspetti della scuola e dei ragazzi di oggi nel loro rapporto con gli adulti.
Nel primo capitolo Maria Loretta Tordini, ci offre una visione del contesto in cui verrà svolta l’indagine, prendendo in esame:
Gli aspetti socio-economici-sociali in particolare i fenomeni di boom economico, crisi e globalizzazione.
Le nuove tecnologie che portano i soggetti ad un progressivo isolamento dovuto all’abbandono di una comunicazione faccia a faccia, per tuffarsi in una realtà virtuale.
Le trasformazioni politiche, l’incontro e lo scontro tra culture e popoli diversi.
La divergenza tra giovani e anziani che appare sempre più grande.
“Gli adolescenti non vedono il mondo come lo vedono gli adulti” si apre così il secondo capitolo a cura di Roberto Trichero.
La separazione tra mondo degli adulti e mondo degli adolescenti, appare oggi sempre più netta grazie all’affermazione della società urbana e ai ruoli che esse impone.
La società di oggi fatica ad assorbire i ragazzi, al fine di assegnargli un ruolo adulto. I ragazzi vedono quindi la condizione adulta come qualcosa che sempre di più si allontana da loro, qualcosa che sfuma tra le loro mani.
La ricerca riportata in “Responsabilità e disagio” vuole descrivere le caratteristiche degli adolescenti che manifestano atteggiamenti di possibile disagio evolutivo; e rilevare relazioni significative tra le variabili e tali atteggiamenti.
Secondo l’ipotesi d’indagine, gli indicatori di disagio si manifestano in modalità differenti per: 1.maschi e femmine; 2.ragazzi di età diversa; 3.ragazzi residenti in contesti abitativi diversi; 4.ragazzi che denotano livelli diversi di empatia nei confronti dei problemi altrui; 5.ragazzi che ritengono importanti aspetti differenti nello spiegare l’insuccesso scolastico.
Il disagio è stato operazionalizzato in 24 fattori.
Come tecnica di rilevazione dati, è stata adottata una variante della tecnica delle storie, che si basa sul presupposto che valori e atteggiamenti del soggetto, ne guidino le scelte in situazioni cruciali in cui questo è chiamato a prendere una posizione netta.
Ciascuno dei 24 fattori di disagio ha originato una storia, in cui i rispondenti erano chiamati a schierarsi con uno o con l’altro protagonista della storia o a giudicare giusto o sbagliato un comportamento.
La popolazione presa a riferimento è quella degli studenti piemontesi, il campione non è stato scelto secondo criteri rappresentativi.
I risultati dell’indagine ci dicono che, effettivamente, è presente un disagio nei ragazzi, ma questo dato non è così alto come ci si aspettava: il disagio è infatti percepito solo dal 16% del campione.
Questo libro risulta a mio parere molto interessante, in quanto cerca di far capire che gli ideali e gli atteggiamenti degli adolescenti di oggi, non sono così lontani da quelli degli adulti.
Come si può notare negli ultimi capitoli del libro, in cui vengono “tirate le somme” dell’indagine, i ragazzi hanno bisogno che gli adulti non li abbandonino nel loro percorso di crescita, che questi non rinuncino ad educarli; hanno bisogno di figure di riferimento, non di adulti amici; chiedono una maggiore professionalità da parte dei docenti e una maggiore capacità di ascolto da parte loro.
I ragazzi di oggi sanno che devono assumersi le proprie responsabilità, chiedono soltanto che gli adulti si assumano le loro di responsabilità, riprendendo il ruolo di educatori degli “adulti del domani”.
“Responsabilità e disagio - una ricerca empirica sugli adolescenti piemontesi” è un libro di 216 pagine edito dalla casa editrice FrancoAngeli s.r.l. di Milano nel 2011. L’obiettivo della ricerca presentata da Roberto Trinchero (professore associato presso la Facoltà di Scienze della Formazione Università di Torino) e Maria Loretta Tordini ( dirigente scolastico Iis Sella- Aalto di Torino) è quello di costruire un quadro generale degli adolescenti piemontesi andando ad analizzare le caratteristiche di coloro che manifestano atteggiamenti di possibile disagio, ma come giustamente sottolinea Tordini nella Premessa “l’obiettivo non è la semplice conoscenza di dati di fatto, ma anche lo sforzo di cogliere le criticità, per poter intervenire a comprenderle e superarle, e i punti di forza, per potenziarli”
A ciò si collega quello che Trinchero afferma nell’ Introduzione del libro, ovvero che la scuola necessita di cambiamenti a fronte della contemporaneità. Pertanto l’insegnante “dispensatore di saperi”, per l’autore, deve mutarsi in “insegnante-mediatore”, una figura professionale che aiuta i ragazzi ad utilizzare il sapere come risorsa per affrontare la vita.
Il volume a seguire si articola in tre capitoli. Nel primo capitolo viene descritto il contesto dell’indagine, sottolineando gli aspetti socio-economici quali la globalizzazione, il boom dei social network con l’avvento delle nuove tecnologie, le crisi dei popoli africani che s’affacciano sul Mediterraneo e quindi il fenomeno dell’immigrazione, l’incertezza del futuro economicamente poco strutturato che porta i giovani a rimandare sempre più in là il distacco dalla famiglia.
Successivamente Trinchero ci presenta nel secondo capitolo la ricerca dopo aver delineato il quadro teorico in cui si fa distinzione tra “società dei ragazzi” e “società degli adulti” che hanno norme, valori, rituali a volte contrastanti e opposti. Un’importante distinzione viene fatta tra disagio come stato di malessere, inevitabile per un ragazzo che cresce, e disagio come comportamento trasgressivo o come condotta autolesiva: il primo è presente in soggetti che cercano di combattere il disorientamento cercando modelli “forti” di riferimento; il secondo si esplicita in disturbi alimentari o dipendenze a vari livelli ed è visibile in soggetti che alla richiesta di responsabilizzazione fuggono in altri mondi.
Il campione è composto da 2156 soggetti a cui è stato somministrato un questionario online: il disagio è stato operazionalizzato facendo ricorso a 24 fattori, con i rispettivi indicatori, facendo riferimento a cinque dimensioni: sfera pubblica, formazione scolastica, insegnanti, i pari e sé stessi. Per ciò che riguarda la rilevazione dei dati è stata usata una variante della tecnica delle storie in cui i soggetti dovevano scegliere tra una posizione di “disagio” e una di “responsabilità” e verificare se il rispondente si sentisse più vicino alla prima o alla seconda posizione.
I risultati ottenuti denotano la presenza di disagio nei soggetti ma è un fenomeno tutto sommato contenuto. Pertanto gli autori invitano a riflettere su alcuni punti: pensare agli adolescenti andando al di là degli stereotipi; dare importanza alla piccola parte che ha manifestato disagio che suggerisce la forte necessità di educazione sia nei giovani che negli adulti; promuovere una nuova professionalità docente; richiamare le famiglie alle loro responsabilità; promuovere nei ragazzi attraverso l’intervento educativo la consapevolezza della necessità di assumersi le proprie responsabilità; il dovere di fare squadra e il diritto dei ragazzi di essere coinvolti nelle decisioni e nelle attività degli adulti al fine di non separare “società dei ragazzi” e “società degli adulti”.
Nel terzo capitolo, infine, vengono esposti i contributi delle scuole coinvolte nell’indagine: Primo Liceo Artistico, Galileo Galilei di Ciriè, Istituto di Istruzione Superiore 8 Marzo, Itc Quintino Sella.
A mio avviso questo libro offre molti spunti di riflessione sul mondo degli adolescenti e spero inviti sia la scuola che gli adulti in generale a porre attenzione al mondo che offrono a queste nuove generazioni.
Questo libro,scritto da Roberto Trinchero e Maria Loretta Tordini,è un saggio in cui viene esposta la ricerca effettuata nel 2011,fra gli adolescenti piemontesi dai 14 ai 19 anni,in merito al tema della responsabilità e il disagio. Sono stati quindi indagati i rapporti che tali giovani(campione di 2156) avevano con la scuola,con la loro famiglia,con la società,con il gruppo dei pari,per comprendere il contesto umano con cui si rapportano ogni giorno. L’obbiettivo non era semplicemente conoscitivo in merito ai punti di criticità ,ma voleva cogliere gli aspetti più cruciali per poi comprenderli e superarli;inoltre conoscere i punti di forza e potenziarli. Il campione avrebbe dovuto rappresentare un quadro realistico dei Giovani del 2011,ma poiché non è stato scelto secondo criteri di rappresentatività,i risultati non possono essere estesi in maniera automatica. Nel primo capitolo,M.L.Tordini contestualizza l’indagine presentata affrontando alcuni aspetti quali: la globalizzazione,i media,l’era delle tecnologie(Facebook,Twitter,...),i cambiamenti politici,il rapporto genitori-figli,le divergenze tra giovani ed adulti,dal PIL al BIL. Nel secondo capitolo invece Trinchero descrive le varie fasi della ricerca:il quadro teorico,le ipotesi e la tecnica di rilevazione dei dati. Lo strumento utilizzato è un questionario somministrato online all’interno della scuola,in cui il disagio era stato operazionalizzato in precedenza in 24 fattori;ciascun item indicava una storia e presentava così una posizione di disagio e una di responsabilità:il soggetto era così invitato a schierarsi. I risultati sono stati poi raggruppati in sette nodi problematici: il dovere degli adulti nel non ragionare per stereotipi e nel non rinunciare ad educare,il promuovere una nuova professionalità dei docenti,il diritto dei ragazzi di non crescere nella casa dei fantasmi(richiamo per le famiglie alla responsabilità) e il dovere degli stessi a non essere loro dei fantasmi/alieni,il"dovere"di tutti di fare squadra e di non separare la"società dei ragazzi"e la"società degli adulti". Il terzo capitolo,curato dagli insegnati e dai dirigenti delle scuole che hanno partecipato all’indagine,presenta la restituzione a queste scuole dei dati ottenuti: anche gli stessi ragazzi sono di nuovo protagonisti,poiché partecipano alla discussione delle tematiche emerse. Nell’appendice infine viene illustrata,per comprendere meglio il contesto,l’offerta formativa di una scuola partecipante.
Un saggio sia per insegnanti o coloro che sono a contatto ogni giorno con i ragazzi,sia per studenti dai 14 anni in su. Il libro offre al lettore un’ampia visione del contesto in cui un odierno adolescente cresce,forma la propria istruzione e la propria identità. Si rivolge sia al mondo degli adulti sia a quello dei ragazzi,in quanto cerca di fornire una prospettiva di vicinanza tra due mondi che troppo spesso oggi viaggiano separati ;una chiave per far si che la consapevolezza e la responsabilizzazione di entrambi possa giovare alla Scuola in primis e poi anche alla Società.
"La società odierna pone agli insegnanti richieste molto diverse da quelle poste fino a pochi anni orsono. All’insegnante del passato era richiesto di essere un dispensatore di saperi,e questo faceva sì che egli potesse contare su un’autorità innata che gli derivava dal fatto di essere l’unico depositario della cultura". Questa è una parte dell’introduzione a cura di Roberto Trinchero nel libro "Responsabilità e disagio",scritto in collaborazione con Maria Loretta Tordini ed edito a Milano nel 2011 da FrancoAngeli.
Il libro di 216 pagine,è composto dalla premessa della Todini,un’introduzione di Trinchero,che riassume i tre capitoli del libro ed un’appendice che mostra più da vicino l’offerta formativa della scuola oggetto d’indagine,ovvero l’Iis Sella Aalto.
Nell’introduzione Trinchero parla di una nuova figura professionale,quella del "docente mediatore",il quale deve saper gestire l’acquisizione di conoscenze da parte degli studenti e saperli educare e formare dal punto di vista umano,quindi mediare il rapporto tra allievo e strumenti quali tecnologie moderne,quello tra culture diverse e fungere da intermediario tra universo scolastico e vita quotidiana. Ciò perché oggigiorno l’apprendimento scolastico risulta essere una delle tante esperienze formative tra i giovani ed il "docente mediatore" ha il compito di aiutare i ragazzi a dare un senso alla grande mole di informazioni che percepiscono soprattutto dal mondo mediatico. Il compito attuale,è quindi,secondo l’autore,quello di investire in maniera proficua nell’istruzione e nell’educazione poichè il nostro Paese oltre a vivere una crisi economica sta vivendo una "crisi di idee".
Il libro presenta così un’indagine di ricerca partecipata, su un campione rilevante di circa 2156 adolescenti, provenienti da sei scuole superiori piemontesi,attraverso un questionario online. L’obiettivo di tutto ciò è dare voce agli studenti,capire le motivazioni delle loro scelte e non scelte, immergersi nel loro mondo e comprendere la percezione e l’atteggiamento che essi hanno nei confronti del sistema scolastico, degli insegnanti,della formazione, della sfera pubblica e di sé stessi.
Nel primo capitolo,Loretta Tordini mostra alcune delle tappe fondamentali del cambiamento economico,sociale,politico e tecnologico del nostro Paese dalla seconda metà del ’900 fino ad oggi. Ci parla del passaggio dal PIL al BIL (Benessere Interno Lordo), di come le nuove tecnologie abbiano cambiano il modo che abbiamo di percepirci,di vivere i rapporti e comunicare, delle differenze tra vecchie e nuove generazioni, immerse in un mondo definito "liquido", ovvero effimero,di piaceri immediati,dove non importa chi siamo in realtà,ma l’essenziale è il nostro livello di consumo e di omologazione. Un mondo,quindi, in cui si può comunicare con gli altri in maniera immediata ma nel quale ci si sente allo stesso tempo soli,in cui vi è una continua ricerca dell’originalità ma si finisce sempre per essere eguali agl’altri,a causa del sistema di globalizzazione.
Nel secondo capitolo Trinchero ci parla invece di "Responsabilità e disagio", raccontando del passaggio dei giovani dalla "società dei ragazzi",identità collettiva nella quale si condividono interessi,personaggi,comportamenti e linguaggi comuni,al "mondo degli adulti",nel quale si raggiunge una vera e propria identità personale. In questa "terra di mezzo" tra l’una e l’altra,capita spesso che il soggetto si trovi in contrasto tra ciò che appunto la "società dei ragazzi" vuole e le regole che quella degl’adulti richiede. Questi messaggi contrastanti possono disorientare il soggetto in crescita e rendere questo passaggio più complicato di quello che normalmente è. Ecco allora che il disorientamento può trasformarsi in "disagio evolutivo" , corrispondente alla difficoltà delle nuove generazioni di assolvere ai compiti evolutivi, ovvero di raggiungere quelle tappe fondamentali della crescita personale,che fino a poche generazioni prima erano invece facili da raggiungere.
Nell’indagine vengono presi in considerazione vari indicatori e fattori di disagio, come ad esempio avere scarsa fiducia nell’utilità della formazione scolastica o ritenere che "se non minacci di passare alle mani gli altri non ti rispettano".
Infine,dalla ricerca è emerso che il disagio esiste,ma interessa circa il 16% dei soggetti. Tuttavia, anche se il fenomeno risulta poco rilevante, si dovrebbe rendere necessario un intervento da parte dell’istituzione scolastica e dei professori per venire incontro alle esigenze dei giovani studenti.
Il libro è consigliato sia ai docenti che agli studenti e i genitori,per capire le ragioni e le motivazioni del distacco tra formazione scolastica e vita quotidiana e soprattutto per comprendere da vicino il mondo adolescenziale e i suoi disagi, attraverso anche dati scientifici.