

Thomas Jay
- Autore: Alessandra Libutti
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Fazi
- Anno di pubblicazione: 2012
Rinchiuso in un carcere americano, condannato all’ergastolo, Thomas Jay, alias Stefano Lorenzini, scrittore di culto italoamericano, in forma epistolare racconta la storia della propria vita ad Allie, studentessa impegnata nella stesura di una tesi sulle sue opere.
“Prima di scalare le vette del successo Thomas Jay non esisteva neanche, aveva lo stesso volto ma un altro nome”.
Stefano era nato in Toscana “ad Arezzo un decennio prima che l’uomo mettesse piede sulla luna”. Il bambino non aveva mai conosciuto il padre “un musicista di poco talento” e la madre “figlia delle truppe alleate” era andata in America e lì si era rifatta una famiglia, quindi Stefano era stato cresciuto dalla nonna e dalla sua sorella di latte Lillina. Per queste due “forze della natura” che avevano ben poco in comune, il bambino era stato un miracolo, un dono della vita. Stefano da Lillina aveva “imparato ad amare la vita anche quando non mi era rimasta che quella”, dalla nonna “avevo ereditato lo spirito indomito e ribelle, e il gusto per i libri”. Entrambe rappresentavano una strana miscela giacché “l’una mi parlava di Gesù e l’altra di rivoluzione”. Non deve stupire che Stefano fosse cresciuto con le idee un po’ confuse. “Le libertà non vengono date. Si prendono!” amava ripetere la nonna quindi “per trent’anni avrei continuato a scavalcare i muri, anche quando i cancelli erano aperti”.
Quando la nonna era mancata il ragazzino a soli undici anni era stato strappato dalle braccia di Lillina, prima spedito in orfanotrofio e subito dopo in America dalla madre. In piena contestazione giovanile, siamo nel Sessantotto, Stefano non era stato da meno e dopo un gesto violento “fracassai tutti i vetri di casa”, la madre l’aveva fatto arrestare. A dodici anni per la prima volta si aprivano per l’adolescente le porte del riformatorio. Sarebbe stato l’inizio di una lunga via crucis di dolorose esperienze fatte di continue fughe e di ritorni in carcere. Tutto in nome della giustizia. “Vivere, morire, restare, fuggire”. Solo il rapporto con Max avrebbe salvato Stefano che sarebbe diventato Thomas Jay con il suo capolavoro In the Dim, in the Light.
Alessandra Libutti aveva iniziato a lavorare a quest’originale romanzo nel 1999 ma, dopo la pubblicazione nel 2007 presso una piccola casa editrice, solo nel marzo del 2012 Thomas Jay è stato edito da Fazi. Il volume diviso in tre parti, possiede una luce particolare ed evocatrice. La storia di Stefano colpisce la fantasia di chi legge così come la sua discesa negli inferi, la sua determinazione nel non lasciarsi imprigionare la mente che egli coltiva grazie all’amore per la letteratura e i libri. Amore e dedizione sviluppate dal suo maestro Max proprietario di una lavanderia che possiede un’immensa libreria piena di volumi, vera fonte del sapere. Attraverso il gioco degli scacchi, Max “mi insegnò a conoscere le strategie dell’uomo. Se Max scopre del talento in Stefano esortandolo a scrivere sarà il critico letterario Samuel Atkinson a pubblicare il primo libro di Thomas Jay. “Io ero l’istinto e Sam l’intelletto”. Perfetta la ricostruzione dell’ambiente carcerario americano anche se l’autrice che vive e lavora a Hertford in Gran Bretagna, ha rivelato in una recente intervista “ho puntato più sulle emozioni, sul “sentire” della prigionia”. Dopo aver letto la vita e le grandi speranze di Thomas Jay siamo d’accordo con Atkinson: “Chi lo incontra firma un contratto con l’eternità”.

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