

Un prosatore a New York
- Autore: Göran Tunström
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Iperborea
“Essere uno scrittore” prima ancora che “fare lo scrittore” comporta l’assunzione di un senso di responsabilità perché, prima ancora che un lavoro, scrivere può diventare una vera missione attraverso la quale è possibile illuminare la vita con una luce nuova che renda migliore l’esistenza umana.
Göran Tunström, scrittore svedese di grande talento, ha avvertito come pochi altri l’importanza di questa condizione e ha saputo raccontarla sapientemente grazie alla sua grande sensibilità. La sua ricerca di una vita migliore caratterizzata dall’amore per le diversità, per le idee innovatrici, per i sogni che ogni essere umano conserva nel proprio intimo, accompagna tutti i suoi libri dove non c’è spazio per la superficialità, ma solo per la continua scoperta della parte migliore di ogni individuo.
Nato nel 1937 a Sunne, piccola cittadina del Värmland, la stessa contea (l’equivalente di una regione italiana) d’origine del premio Nobel Selma Lagerlöf, Göran Tunström racconta la bellezza ma anche la complessità che si nasconde dietro l’apparente banalità della vita, con un un linguaggio ricercato e questo non sempre rende le sue opere di facile lettura. "Un prosatore a New York" (titolo originale dell’opera "En prosaist i New York", pubblicato in Svezia nel 1996 e in Italia da Iperborea nel 2000 con la traduzione di Fulvio Ferrari) invece è un libro diverso, dove l’autore si lascia andare ad un linguaggio più schietto e sincero, sia pur raffinato, che renda la narrazione più semplice e per questo emozionante e più facile da amare.
Arrivai con una frase in valigia: "Una brezza leggera faceva tremare le foglie dell’albero nel caldo del pomeriggio."
La storia racconta il viaggio di un prosatore svedese negli Stati Uniti d’America in cerca d’ispirazione e in fuga dalla sua patria per sfuggire al disinteresse con il quale, secondo lui, il suo nuovo libro sarebbe stato accolto dai suoi connazionali.
Il protagonista è facilmente riconoscibile nell’autore, il quale descrive se stesso con sincerità, serietà, ma anche con un sottile velo d’ironia. Egli si definisce un "Fred Astaire delle parole", che si sente "responsabile dell’esistenza della fantasia nel mondo" e che cerca con tenacia, originalità e passione di dare vita a frasi illuminanti che possono meglio esprimere il senso delle sue storie. I personaggi che incontra il protagonista in questa sua esperienza americana sono curiosi e affascinanti (memorabile tra loro oltre agli altri citati la bellissima Susanne, moglie di Bendel Bigard) e questo contribuisce a creare una storia coinvolgente. Göran Tunström racconta in questo libro l’incontro con un pittore poco conosciuto, un certo Bendel Bigard, il quale gli affitta una stanza nel suo appartamento nel cuore di New York che funge da studio e lo incarica durante la sua assenza dovuta ad un viaggio nelle Isole Cayman di consegnare dei suoi quadri a un gallerista che tiene una mostra in quei giorni. L’avvenimento che vivacizza la vicenda avviene durante l’esposizione dei vari quadri, in quanto una famosa ed avvenente modella, Betty Sheridan, in arte conosciuta come Vanessa St Just, decide di acquistare uno dei quadri di Bendel Bigard. Il problema nasce dal fatto che il protagonista viene creduto il vero autore dell’opera per il semplice fatto di aver consegnato i quadri al gallerista ed aver stabilito il loro prezzo. Göran Tunström (perché l’autore non usa un altro nome e dichiara apertamente che il protagonista è lui stesso) prova a sottrarsi all’equivoco, ma inizialmente non se la sente di dire la verità. L’improvvisa popolarità che deriva dall’acquisto del quadro da parte di una celebrità come Vanessa St Just permette al protagonista di riflettere sulla sua condizione di artista. L’autore affronta in questo libro il tema sempre attuale del confronto tra arte e vita ma con sorprendente leggerezza senza ricorrere alla prevedibilità e alla retorica.
La bellezza della vita, l’amore e gli incontri con le persone che possono cambiare il corso di un’intera esistenza sono solo alcuni degli aspetti più significativi condensati in questo piccolo ma delizioso libro, dove Göran Tunström riesce ad aprirsi ai lettori raccontando gli aspetti più intimi e insospettabili della sua complessità. Diventato noto in Svezia e all’estero per il romanzo "L’oratorio di Natale", sicuramente uno dei suoi libri più belli, è stato uno scrittore completo capace di spaziare dalla poesia alla letteratura. La maggior parte di coloro che hanno avuto la possibilità di conoscerlo sia professionalmente che umanamente è concorde nel sostenere l’impegno, la serietà e la passione che metteva in tutto ciò che ha realizzato nella sua vita.
"Cattedrali di sogni e di idee si nascondono dietro l’apparente banalità della vita"
dice Tunström e questa sua affermazione è confermata pienamente dall’amore con cui ha cercato di raccontare l’uomo nelle sue storie. "Un prosatore a New York" non è probabilmente tra i libri più importanti, ma è prezioso perché riassume mirabilmente in poche pagine la personalità dell’autore ed inoltre è l’opera con cui la casa editrice Iperborea lo ha voluto ricordare a pochi mesi dalla sua scomparsa avvenuta il 5 febbraio del 2000. Come ricorda Fulvio Ferrari nella postfazione piuttosto che ricordare il vuoto che l’autore lascia con la sua scomparsa è meglio guardare alla ricchezza che ci ha donato con i suoi libri complessi ma di una bellezza infinita.

Un prosatore a New York
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