

Chiarori
- Autore: Göran Tunström
- Genere: Romanzi d’amore
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Iperborea
"Un racconto, un più o meno dolce passatempo sulle ridicole cose che, nel loro insieme, portano il nome d’amore".
Con queste parole, tratte da un passaggio del libro Chiarori (Iperborea, 1999, trad. F. Ferrari) dello scrittore svedese Göran Tunström, si potrebbe riassumere questo romanzo molto interessante. Ambientato nell’Islanda contemporanea, esso si presenta da subito come un libro sospeso tra una dimensione onirica, fiabesca e quindi un po’ fantastica, e una decisamente più realistica. L’autore ci racconta un paese sicuramente affascinante, ma dove le condizioni climatiche e naturali piuttosto difficili rendono l’esistenza molto problematica per i suoi abitanti. Tra vulcani, nebbia, ghiacciai, vento, pioggia e un mare talvolta burrascoso, ma che fornisce anche lavoro e protezione alla gente di quest’isola, si ha la netta sensazione di un luogo dove il progresso e la modernità, pur essendo già arrivati nel secondo dopoguerra, non abbiano tolto a questa terra remota la sua atmosfera un po’ arcaica, fatta di superstizioni, tradizioni e credenze ben radicate, che le conferiscono un’identità ben precisa, unica e originale e dove si mescolano usanze di origine celtica, ma soprattutto dell’epoca dei vichinghi, dai quali gli islandesi hanno ereditato la lingua, ma anche cristiane, come la fede luterana.
Il libro racconta la storia di Pétur Halldórsson, ambasciatore islandese a Parigi, che torna in patria a seguito della morte appena avvenuta di suo padre Halldór, per scrivere un’opera autobiografica. Cresciuto senza sua madre Lára, morta subito dopo averlo messo al mondo in seguito ai movimenti tellurici e a un’eruzione del vulcano Fretla, Petur vive la sua infanzia e la sua adolescenza all’ombra di suo padre, uomo conosciuto in tutta l’Islanda per il suo lavoro. Halldór infatti presta la sua voce alla radio nazionale, annunciando il bollettino del mercato del pesce e conducendo trasmissioni o facendo servizi inerenti alle esportazioni e al mondo ittico. Uomo di grande personalità, personaggio di grande intelligenza e cultura che spazia dalla musica classica alla filosofia, dalla spiritualità alla scienza, con notevole disinvoltura, Halldór si rivela una presenza sicura e amorevole per suo figlio, ma talvolta un po’ troppo ingombrante, tanto da portare in seguito, quando Pétur diventa adulto, a un conflitto di lunga durata e non facile soluzione tra i due.
Chiarori narra a tratti il punto di vista del figlio e della sua vita nella capitale francese, dove troverà l’amore grazie all’incontro con Juliette, figlia di quello che era stato l’ambasciatore francese in Islanda, quando Pétur era un bambino; in altre parti racconta la storia dalla prospettiva del padre Halldór.
Non è una lettura facile: l’opera è complessa, con un linguaggio spesso ricercato e dal forte carattere simbolico, anche negli avvenimenti narrati, come ad esempio quello della perdita del cosiddetto "Sacro Pallone", che in realtà è solo un palloncino gonfiato ad aria che viene regalato a ogni preadolescente come segno visibile del passaggio dall’infanzia all’adolescenza e quindi in seguito all’età adulta, che Pétur, mentre ci sta giocando per strada, calcia involontariamente oltre il cancello del giardino che delimita la proprietà dell’ambasciatore francese a Reykjavík. Tale episodio porterà a una vera e propria "crisi diplomatica" tra Francia e Islanda, visto che l’ambasciatore non vuole restituire il pallone a Pétur, e rappresenta uno dei tanti esempi di ironia e di sana leggerezza con i quali l’autore cerca di interrompere la serietà e talvolta drammaticità dei temi trattati, per addolcirla e renderla più divertente. Si ride anche, in questo libro, prendendo di mira soprattutto la classe politica con ministri che si trovano in casa a giocare a Scarabeo o mettendo in risalto la stravaganza di alcuni personaggi. Il tema dominante resta quello esistenziale, attraverso la dignità della vita umana e il suo immenso valore, l’amore, capace di rendere le persone migliori elevandone lo spirito, la fede e l’esistenza dell’aldilà, toccando anche temi quali i disturbi mentali e i conflitti nel rapporto tra padri e figli, molto ricorrente in letteratura.
Questo lo rende prevalentemente complesso, ma non del tutto triste. A tratti malinconico, come a volte è la vita di noi esseri umani, ma dove se si guarda con attenzione si intravedono dei "chiarori" che illuminano la nostra esistenza in alcuni momenti, proprio come la luce in Islanda in primavera, ma soprattutto nell’estate, breve ma intensa, che questa terra un po’ selvaggia e affascinante sa regalare ai suoi abitanti e visitatori.
Chiarori, il cui titolo in lingua originale è Skimmer, è stato pubblicato in Svezia nel 1996 e in Italia nel 1999 da Iperborea, con la traduzione dallo svedese di Fulvio Ferrari (autore anche della postfazione del volume).
Göran Tunström, scrittore di livello internazionale, ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti e deve la sua fama all’estero al romanzo L’oratorio di Natale, pubblicato nel 1983, che lo ha fatto conoscere al grande pubblico.
Nato nel 1937 a Sunne, piccolo paese nella contea del Värmland (lo stesso di un’altra straordinaria scrittrice come Selma Lagerlöf), e scomparso prematuramente nel febbraio del 2000.
In Chiarore, a differenza della maggior parte degli altri suoi romanzi, l’autore non ambienta né fa nessun riferimento, nemmeno indiretto, a Sunne, la sua cittaddina natale, né alla Svezia. Questo non sminuisce il valore dell’opera, perché si possono raccontare storie significative, interessanti ed emozionanti, anche se si svolgono in luoghi diversi rispetto a quelli d’origine di uno scrittore.
A vent’anni dalla sua morte questo è un personale omaggio di chi scrive a uno degli autori svedesi di maggior talento del Novecento e non solo, nella speranza che possa essere conosciuto di più anche in Italia, sapendo riconoscerne le grandi doti di narratore controcorrente, eclettico e originale che ha mostrato attraverso i libri che lascia, come ogni bravo scrittore sa fare, come una sorta di testamento ai suoi lettori.

Chiarori Postfazione di Fulvio Ferrari (stampa 1999)
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