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La moderazione è una cosa fatale, nulla ha più successo dell’eccesso.
Roberto Barbolini ci introduce, con una frase inconfondibile di Oscar Wilde, in un racconto del 1891 dello scrittore irlandese e, a suo dire e non solo, una frase, una battuta, che poteva essere pronunciata da David Bowie o da Lou Reed. Il delitto di Lord Arthur Savile. Uno studio sul dovere (Bibliotheka, 2024, traduzione di Federigo Verdinois) è un breve noir irriverente e sferzante, nello stile narrativo di Wilde che, nel deliziare il lettore, induce alla riflessione. In questo caso impertinentemente sulle manie e sugli avvenimenti drammatici della Londra Vittoriana.
Oscar Wilde e la Londra dell’epoca
Nella città più importante del mondo il progresso incontrollato si era trasformato per tanti in povertà, malattie e crimine. Nelle strade si assisteva inermi al borseggio come quello narrato da Charles Dickens, alle risse violente e agli omicidi come quelli di Jack lo squartatore e anche alle indagini scientifiche raccontate dal più conosciuto dei detective, Sherlock Holmes.
La genialità di Oscar Wilde in questo racconto è stato porre un sottotitolo ironico, Uno studio sul dovere, e ne mette in discussione la validità: una persona ha davvero un dovere?
Come poteva non scriverne il drammaturgo, poeta e scrittore più importante del suo tempo, in una Londra profana e blasfema, tra l’ipocrisia del perbenismo e un’era di profonde trasformazioni. Un intellettuale e anche un moralista, scrive Barbolini, in rivolta contro le convenzioni etiche ed estetiche del tempo che pagò caramente.
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“Il delitto di Lord Arthur Savile”: trama del racconto
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Nell’ultimo ricevimento di Lady Windermere, affascinante quarantenne con tre matrimoni sulle spalle, nessun figlio e con quel curioso fascino di peccatrice con il quale aveva conquistato tutti i privilegi, Lord Arthur Savile, di bell’aspetto e con un bellissimo carattere, in procinto di sposare la bella Sybil, incontrerà il signor Podgers, il chiromante che due volte la settimana leggeva la mano di Lady Windermere. Un ometto calvo, corpulento e con grandi occhiali d’oro,“ dall’aspetto di medico di famiglia e il podestà”.
In quella serata molto affollata tra belle donne, prelati e uomini di governo, Lord Arthur rimase affascinato e incuriosito dal signor Podgers, sebbene avesse dubbi sulle arti magiche. Alla lettura della sua mano, il chiromante impallidì e il povero Savile, ritto vicino al camino sotto il peso di ciò che gli stava rivelando, “commetterà un omicidio”, ebbe una tale paura da voler solo fuggire.
Ossessionato dalla rivelazione, pensò solo a Sybil e a cosa lo avrebbe diviso da lei. Se non avesse ucciso una persona della sua famiglia non avrebbe potuto più essere felice con la sua amata, perché era stato chiamato a compiere la profezia che era scritta nel palmo della sua mano. Possibile che una mano potesse racchiudere un segreto così terribile? E l’uomo è dunque come un pezzo degli scacchi mosso da un potere occulto?
Si sarebbe detto che Nemesi, involato lo scudo di Pallade, gli avesse mostrato la Gorgona. Pareva impietrito, e il viso malinconico era marmoreo.
Con lo sguardo smarrito e sordo al mondo intorno, Lord Arthur corse via, fuori, con la parola assassino che non abbandonava la sua mente.
Senso del dovere e critica alla società
Forse il suo non sarebbe stato un delitto: era un dovere. Il suo gesto era bensì un sacrificio per la sua felicità e la sua vita: bisognava scegliere e non avrebbe esitato come Amleto. Sapeva di essere un uomo pratico con una rarissima dote, il senso comune. Lo turbava l’esecuzione, perché l’assassinio, in tutte le religioni del mondo, esigeva una vittima e un sacerdote.
Lord Arthur non potrà sfuggire al suo destino e alla fine, coraggiosamente, affronterà la realtà. Tra strade buie e tetre, si scoprirà che i suoi tentativi saranno destinati a fallire, come se il fato volesse suggerirgli una realtà diversa dalle sue speranze, il disinganno degli uomini.
Aveva tentato di compiere un dovere, il destino lo aveva tradito, e deluso, depresso, iniziò a vagare senza meta quando, ad un tratto, vide su un ponte sul Tamigi... al lettore il piacere di ultimare il racconto.
Il delitto di Lord Arthur Savile. Uno studio sul dovere è il racconto umoristico che diviene critica al dovere vittoriano, e non solo. Wilde indaga il dovere nel suo complesso nella società, e quanto si possa essere influenzati dalle volontà degli altri fino ad arrivare a compiere un omicidio. Un testo molto consigliato.
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Recensione del libro
Il delitto di Lord Arthur Savile
di Oscar Wilde
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: “Uno studio sul dovere”: perché leggere “Il delitto di Lord Arthur Savile” di Oscar Wilde
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