

Casa di riposo Michail Bakunin
- Autore: Daniele Borghi
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2014
Questo romanzo inizia in sordina, mostrandoci la vita di un giovane ventenne alle prese con due fatti essenzialmente gravi: la morte del padre e la situazione economica difficile nella quale imperversa la sua famiglia, adesso composta da lui e dalla madre, schiava di depressione ed ansiolitici. La sua esistenza procede senza scossoni, è lui stesso a definirsi una persona anaffettiva in riferimento alle relazioni sociali e anche al rapporto con la madre che non esita ad abbandonare per trasferirsi in una nuova città. Il suo unico scopo, dopo il diploma, è quello di trovare un lavoro che gli permetta finalmente di essere indipendente e lo trova rispondendo ad un annuncio, nel quale cercano un inserviente per una casa di riposo di Mantova.
Danilo, il nome del nostro protagonista, non ci pensa più di tanto e decide di afferrare al volo questa opportunità che lo porta a trasferirsi da Roma a Mantova in pochissimi giorni.
Il linguaggio usato dall’autore è sin da subito diretto, spontaneo, estremamente colloquiale, con qualche parola forte buttata qui e lì, che contribuisce a rendere più viva e reale l’atmosfera e il personaggio principale che racconta la sua esperienza parlando in prima persona e mettendo in evidenza la sua giovane ed inesperta età.
Non conosciamo il padre e la madre è un fantasma imbottito di antidepressivi per superare la perdita del marito. Danilo è un solitario, taciturno e silenzioso ragazzo che appare senza un futuro, finché non giunge alla casa di riposo Michail Bakunin.
Quel luogo gli piace perché è tutta un’altra cosa rispetto alla sua vita e alla realtà alla quale è abituato. E’ fuori dal mondo, proprio come qualcosa fatta di un’altra pasta. E’ tutta un’altra storia.
In sintesi, quello che trova lì è questo: un gruppo di 12 vecchi anarchici ed anticonformisti, che conservano ancora le armi della Resistenza e che devono giudicarlo e decidere se lui è adatto a fare l’inserviente nella loro “casa”.
Caratteristiche necessarie per l’ammissione: Anarchia.
Danilo capita a pennello in quello strano luogo avvolto dalle nebbie perché è un ribelle, soffre qualsiasi imposizione, non accetta ordini e comandi, perde l’autocontrollo facilmente sotto pressione e sotto giudizio. Eppure, pensano i vecchi, è lui il salvatore.
Questo romanzo non è una semplice storia ma contiene la visione di un’intera vita, epoca, mondo che lentamente si è formata attraverso l’esperienza. Un mezzo per riflettere, per criticare, per giudicare saltellando tra una battuta ironica e una sfuriata contro Berlusconi, perché lì, è inutile nasconderlo, si parla e straparla anche di politica. Soprattutto di quella.
E’ bene chiarire una cosa. I vecchi non sono vecchi, o meglio non lo sono in modo convenzionale o per come siamo abituati a pensare e ad immaginare un vecchio da casa di riposo. Questi qui non hanno né malattie né fissazioni eccessive, non si lamentano né si trascinano. Sono vecchi vivi, molto più vivi per le folli ideologie che riempiono la loro testa e per i valori che ancora tentano di difendere di tutti quei ragazzini che restano immobili davanti ad uno schermo della playstation. Tutto il loro corpo e la loro “granitica essenza” sembra voler raccontare ciò che hanno fatto e che sono stati, con la stessa determinazione e senza alcuna vergogna.
C’è uno spirito guerriero immenso, ma non di guerra materiale, di guerra fatta col sangue (anche se in passato c’è stata anche quella) ma di una guerra dello spirito perché adesso i vecchi lottano con una forza irrefrenabile e centenaria, come se si portassero addosso tutto il fallimento del mondo, di ciò che è stato in passato e che adesso non è più.
«Perché non fate nulla voi giovani, che cosa vi aspettate
dalla vita, di diventare ricchi e famosi come quei quattro deficienti
che si vedono in tv? Perché non vi incazzate?».
«Perché ci hanno rincoglionito. Più i nostri genitori che
i politicanti. Ci hanno insegnato che rischiare non va bene,
che il posto sicuro è troppo importante per rinunciarci, che
la politica è una cosa sporca e interessarsene non porta a
nulla, solo a scontrarsi con il marcio e avere delusioni. Che
la sola cosa importante sono i soldi, li hanno inseguiti per
tutta la vita e, in fondo in fondo, anche se per farli si prende
qualche scorciatoia, non è tutto ’sto delitto. Li abbiamo
visti vivere così e abbiamo imparato così.»
Mi è piaciuto lo stile dell’autore, soprattutto nelle descrizioni dei personaggi e ancor più nella città, nei luoghi, nei paesaggi perché ha usato le metafore con attenzione, senza strafare, creando con le parole immagini cariche di visioni che si potevano toccare. Ho sempre letto un linguaggio terreno, capace di raccontare in modo differente ciò che all’occhio umano può apparire banale.
“In Italia ci sono molti paesi, ne ho visti parecchi specialmente
al Sud, che somigliano alla faccia rugosa di un vecchio.
Mantova, invece, somiglia al viso di un putto rinascimentale.
Anche le case sembrano rubiconde, grassottelle,
in piena salute. La nebbia, che d’inverno è quasi una costante
del paesaggio, rende ancor più levigate le superfici e
più tenui i colori, facendo il trucco alle facciate.
Quella sera non c’erano colori, soltanto tenui sfumature.”
Il romanzo ci riserva numerose sorprese, in un susseguirsi di propositi e scoperte che mantengono alta l’attenzione del lettore. Il protagonista cresce per tutto il tempo, ideologicamente, culturalmente, umanamente e simbolicamente, diventando l’emblema di una nuova lotta che della morte vuole fare il punto d’inizio e quello di svolta.
“Dov’è il confine tra violenza vera,
quella che fa saltare i denti, che sparge sangue e spegne
vite e quella strisciante, latente, occultata e mascherata dalle
vesti del diritto e di una falsa democrazia? È sbagliato cercare
di ristabilire un equilibrio opponendo queste due violenze
e vedere come finisce la partita?”
Ho trovato interessante l’evoluzione di Danilo che arriva alla casa di riposo senza un vero scopo e vede cambiare la sua vita lentamente, entrando in contatto e familiarizzando con quella banda di “vecchi”, perché così a loro piace essere chiamati (le cose vecchie hanno valore).
Ammirazione, senso di appartenenza, lotta e fede sono i concetti e i valori, persino i sentimenti, che fuoriescono dalle pagine e dalla storia ben costruita intorno a un gruppo di uomini che non ha sprecato un solo istante della propria esistenza. Ho apprezzato la semplicità con cui l’autore ha narrato di questa meravigliosa e grande famiglia, che ha accolto Danilo, rendendolo parte della propria grandezza. Una grandezza che viene dal passato, fatta di ciò che è stato e che è rimasto impresso nella testa e nel cuore di chi c’era e di chi no, ma che non può fingere che non sia mai esistito.
Ho apprezzato l’atmosfera di coraggio e determinazione che più va avanti la storia, più si carica e rende palpabile i sogni di quegli uomini che possono dirsi tutto tranne che sconfitti.
Casa di riposo Michail Bakunin non è un romanzo felice, sia chiaro. E’ molto triste, per certi versi. E’ una storia che racconta di passato e di futuro, di lotta e di sogni, di chi ci crede ancora e di chi non ci crede più. Eppure nella sua mirata analisi della società, della politica, non sfugge all’autore la visione di uno spiraglio di luce attraverso la porta del mondo. Finché faremo tutto ciò che soltanto crediamo possibile, non cambierà mai nulla. Se la saggezza a volte consiste nel rispettare il limite, quello stesso limite troppo spesso ci tiene bloccati sulla soglia dell’impossibile.
Danilo, oltre ad essere l’alterego dell’autore, è lo specchio inclinato di ciascuno di noi. Egli giunge in quella casa con la forza delle sue esperienze, il peso e lo squallore del mondo che gli solca il viso con rughe ancora invisibili. Quelle stesse rughe che sul viso di quegli uomini, un po’ vecchi e un po’ matti, sono diventate talmente visibili da essere cicatrici di un valore inestimabile in cui si cela il ricordo di una vita intera. Danilo impara a riconoscere la forza di un Uomo quando quest’uomo è grande. Lo impara a proprie spese e alla fine, in quella storia, in quella vita, in quella memoria, ci crederà più di tutti gli altri. E noi con lui.
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