

Esperia, la rivolta
- Autore: Enrico Zini
- Genere: Fantasy
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2020
Amazzoni e Hamaxoni, la letteratura fantastica italiana parla una lingua di genere. Donne alla pari degli uomini, quando non più coraggiose e leali. Gianluigi Zuddas oltre quarant’anni fa e ora il più giovane Enrico Zini le rendono protagoniste della loro heroic fantasy. Del toscano Zini, la casa editrice chietina Tabula Fati ha dato alle stampe a febbraio del 2017 il titolo iniziale della trilogia Cronache delle Hamaxoni, Esperia, la rivolta, in seconda edizione a giugno 2020, ancora nella collana Minas Tirith, 208 pagine, con una vivida copertina di Vincenzo Bosica.
Pisano del 1974, appassionato fin da piccolo di storia antica e mitologia (laurea in scienze politiche con master in comunicazione pubblica e politica), Zini ha frequentato la poesia prima di dedicarsi alla scrittura fantastica. Per completezza, va anticipato che il ciclo delle Hamaxoni - o Shanharie, come preferiscono chiamarsi, dalla madre Shana - è proseguito con Esperia, la fuga, nel 2018, sempre per i tipi Tabula Fati ed Esperia, le sfide, nel 2021.
Negli anni Ottanta, Zuddas ha violato il tabù del protagonismo femminile nella narrativa italiana di fantascienza, con le carnali guerriere della Cavalleria della Dea, più eroine militari che icone sexy, nonostante l’outfit succinto. C’è una maggiore sensualità e carica erotica nelle pagine delle semidee combattenti di Enrico Zin, che in apertura del primo titolo premette il suo punto di vista sul mito delle amazzoni, sfatando qualche luogo comune sulla storica consorteria militare femminile.
Le considera originarie dell’Anatolia e le colloca prima del 1500 a.C. Avrebbero controllato un impero che più di sette secoli prima della fondazione di Roma andava dall’oceano Atlantico al Mar Nero. Tra loro si chiamavano Sorelle e lungi dall’ucciderli, si univano agli uomini per procreare e qualcuna li sceglieva come compagni per tutta la vita.
Il nome Amazon è stato adottato dai Greci, a indicare guerriere dotate di seno, al contrario della diffusa vulgata che le vorrebbe mutilate, per imbracciare meglio l’arco. Una teoria inverosimile che svilisce la loro impareggiabile abilità come arciere. La tradizione greca conosce le amazzoni frigie, nate da Ares o vedove di guerrieri sciiti, ma Diodoro Siculo ha parlato anche di amazzoni libiche, che considerava estinte però diverse generazioni prima della guerra di Troia.
Zini assicura che “scritti ritrovati a Themiscyra e in Egitto ci consegnano un’altra storia” e in questa prima cronaca conduce a Espera, una provincia del territorio di Mauria, nelle catene dell’Atlante. È un’isola al centro del Lago Tritonide e ha per capitale Esperia, che poi sarebbe l’antico nome dell’Italia, una scelta dell’autore per sottolineare le radici mediterranee della storia che racconta, in tempi remoti delle civiltà nel bacino del mare antico.
Su Espera, il popolo Afro, di colore, è dominato dagli Atlantidei, che provengono da oltre le Colonne d’Ercole. L’oppressione assume diverse forme e raggiunge il massimo della crudeltà nella Caccia. Si celebra una volta all’anno, per una settimana, in ricordo e ammonimento di una ribellione sedata nel sangue: gli Atlantidei si divertono a inseguire gli Afri, come animali da preda. Le più ambite sono le donne e le giovani non vengono uccise, ma trasportate in città. Quelle avvenenti, in particolare, sono condotte nel palazzo del governatore di Menè, lo spietato Awras.
Shana è la più ambita: oltre a essere bellissima, alta e prosperosa, è sacerdotessa della Grande Madre e discende da Afriha.
Il popolo afro, pacifico e in armonia con la natura, era stato sopraffatto dall’esercito più forte dell’epoca. Perseguitati e massacrati ogni volta che avevano provato ad alzare la testa, gli Afri si erano piegati a una vita di schiavitù. Chi non si era rassegnato era morto o fuggito tra gli Alaniani, eredi degli esuli che non credendo nelle risorse della sacerdotessa Afriha al servizio di Espera avevano abbandonato la via della Grande Madre, dandosi al saccheggio e alla violenza.
Durante la Caccia disumana, l’unica speranza delle prede è rifugiarsi nel bosco, luogo sacro per tutti i popoli dell’isola di Espera (ci sono anche i Getuli e i Mauri, oltre agli Afri, gli Alaniani e gli Atlantidei). Awras non si astiene dal violare la foresta, per fare prigioniera Shana, ma la sacerdotessa viene salvata dal gigantesco amico Mhemba. Scampano alla furia del cacciatore, nascosti da un albero che si apre per aiutarli.
Scossa, Shana è tormentata da incubi, ma una volta, al risveglio, si ritrova accanto il dio della guerra Antheros. Dalla loro unione saranno generate le seicento Hamaxoni (è fantasy, niente domande). Per proteggersi dagli Atlantidei nell’attesa della nascita delle semidee, il dio le consiglia di rifugiarsi con il suo popolo all’interno di un vulcano, dal quale tutti si tengono lontani, perché troppo vicino all’inferno.
Come sono le Hamaxoni? Nascono già cresciute - è fantasy, niente obiezioni - tutte molto belle, ognuna diversa per altezza, colore, occhi, capelli ed etnia. Il carattere non somiglia a quello materno: Shana ama la vita in tutte le sue forme, le fiere semidee sono il braccio armato della giustizia e portano guerra e morte. Addestrano gli Afri ad affrontare la prossima Caccia. Scelta come capo la stratega Mirina, l’esercito femminile si appresta alla rivolta.

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