

Esperia, le sfide
- Autore: Enrico Zini
- Genere: Fantasy
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2021
Ecco il terzo titolo della trilogia Cronache Hamaxhoni, di Enrico Zini, Esperia, le sfide, pubblicato nel 2021 sempre dalla casa editrice Tabula Fati di Chieti, nella collana di fantasy Minas Tirith (211 pagine). Segue la linea evolutiva del primo episodio della saga, Esperia, la rivolta, uscito nel 2017 e a sua volta seguito da Esperia, la fuga, dato alle stampe l’anno successivo dalle edizioni chietine, che tra le numerose collane di genere propongono alcune delle produzioni più care agli appassionati del fantastico.
Non a caso, Minas Tirith è stata inaugurata con la riedizione di Amazon nel 2011, a trentatrè anni dalla prima pubblicazione del romanzo-rivelazione di uno dei padri della fantascienza italiana, quel Gianluigi Zuddas che nel 1978 avviò il sottogenere del fantasy al femminile, collocando in un Medio Oriente anatolico le avventure delle guerriere amazzoni, combattive, leali e quasi invincibili, in un mondo nel quale il prototipo maschile è quasi del tutto rappresentato da bulli prepotenti e perdenti, peraltro scarsamente dotati d’intelligenza.
Anche il modello letterario hamaxhoniano di Enrico Zini - pisano, laddove Zuddas è livornese d’adozione – propone donne bellicose, determinate, affascinanti, ma non le vede prive di difetti e le colloca in un contesto meno manicheo, nel quale non tutte le virtù sono dalla parte dei deboli-ribelli e non tutti i valori negativi sono esclusivi dei dominatori-repressori.
Se Awras, il governatore atlantideo di Menè, è la quintessenza del male e della perfidia, la moglie Hermia, pure atlantidea, è l’antagonista che contesta la politica oppressiva e feroce del marito contro gli Afri. Con lei si distingue nella dissidenza anche Baldax, suo amante e comandante delle truppe di Menè non allineate con Awras.
Le stesse Hamaxhoni, seicento, partorite tutte contemporaneamente e già adulte dalla madre Shana dopo l’unione carnale con il dio Antheros, sono quanto mai diverse di carattere l’una dall’altra, oltre a esserlo di aspetto, etnia, colore dei capelli e degli occhi. Non sono caratterialmente impeccabili, tanto che la Grande Madre, la divinità femminile ancestrale di cui Shana è sacerdotessa, ostacola ogni tanto le Sorelle Shanharie - come preferiscono chiamarsi - nel conseguimento di qualche obiettivo, punendo comportamenti scorretti e sentimenti non inclini alla richiesta rettitudine morale inattaccabile.
Le Hamaxhoni, del resto, sono il contraltare della madre: Shana professa l’amore, crede nella libertà e rappresenta la vita, loro sono aggressive, combattono e si sporcano le mani di sangue, mica poco.
Costituiscono la forza militare della rivolta degli Afri contro gli occupanti atlantidei. Ad Espera, un’isola al centro del Lago Tritonide nella provincia di Mauria, sotto le montagne africane dell’Atlante, un popolo che proviene da oltre le colonne d’Ercole e ha conquistato quasi per intero il Mediterraneo, tiene in schiavitù sotto costante minaccia la pacifica popolazione nativa degli Afri. Di pelle nera, sono costretti a subire una volta l’anno il perfido rito della Caccia: gli Atlantidei inseguono a bordo di carri veloci qualsiasi Afro, disponendo a piacimento della vita o della libertà delle prede umane.
La sacerdotessa degli Afri, Shana, aiutata dal gigante di colore Mhemba, ha sollevato una rivolta contro la Caccia, provocando la reazione del violento Awras. La nascita delle Amazzoni, già mature e addestrate, ha dato nerbo alla ribellione afra su Esperia. Hermia e gli Atlantidei dissidenti hanno pesantemente complicato la vita al governatore e alle sue temibili truppe.
Nel costruire la complessa società di Espera e le figure ginocentriche delle Hamaxhoni, Zini si è ispirato alle Amazzoni libiche di Diodoro Siculo, distinte rispetto alla vulgata delle donne guerriere del nord Europa, vichinghe o valchirie.
Nel I secolo a.C., Diodoro, storico della Magna Grecia (Agira, oggi in provincia di Enna) stimato alla pari di Erodoto, raccontava di una nazione governata da donne, a occidente della Libia. I Greci le chiamavano Amazzoni. Oltre a dare indicazioni sui loro costumi e militarizzazione, scriveva che abitavano un’isola chiamata Espera, nel lago Tritonide, in una terra ai piedi della montagna dell’Atlante. Spinte dai propri istinti guerrieri, avevano sottomesso tutte le città dell’isola, tranne una sola, Mené, considerata sacra.
La passione di sempre per la storia e in particolare per la mitologia greca e romana, ha spinto Enrico Zini a immaginare il ciclo delle donne guerriere, disseminando cassetti e poi file di computer di appunti sull’argomento. Una svolta della sua esistenza lo ha indotto a mettere mano alle note e a lavorarci intorno.
È nato così non solo un romanzo, ma un ciclo avventuroso, nel quale i buoni prevalgono anche se non lo sono completamente e trovano il modo di avere la meglio sugli avversari, tra uno scontro sanguinoso, un tradimento crudele e parentesi di amore e passione.

Esperia, le sfide
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