

Ragione e follia nelle opere di Stephen King
- Autore: Giuseppe Magnarapa
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2010
Sono cresciuto coi romanzi di Stephen King, li leggo (li “divoro”) da quando in Italia uscivano per Sonzogno e “Shining” si intitolava ancora “Una splendida festa di morte”. Tolte alcune divagazioni new age e altre western-fantasy che non gli perdonerò mai, Stephen King è lo scrittore “di genere” che ho riletto di più e con più piacere, forse perché non è un autore “di genere” o meglio lo è in modo atipico: ha scelto l’horror come ambito di riferimento, avesse scelto la storia o il romanzetto rosa sarebbe stato uguale. Stephen King è uno scrittore senza altri aggettivi, capace di raccontare il sogno americano (il naufragio del sogno americano) attraverso il focus parcellizzato dell’America rurale, né più né meno che i grandi “autori” della letteratura realista, e se qualcuno non fosse d’accordo sono pronto a ritornare sull’argomento per spiegarmi meglio. Fuor di metafora: la gran parte dei fantasmi descritti da King sono (possono essere anche) fantasmi interiori, bau-bau che abbiamo nella testa (sogni interrotti, tradimenti, scheletri nell’armadio, cattive coscienze) e a tal proposito sono qui per segnalarvi un volumetto da togliere dalla polvere (“Ragione e follia nelle opere di Stephen King”, Il Rovescio, 2010), non fosse che per rivisitare alcuni topos del “Re” in vista del suo ritorno in libreria con il sequel di “Shining” (“Doctor Sleep”, a gennaio 2014 per Sperling & Kupfer).
Il saggio è firmato da Giuseppe Magnarapa (neuropsichiatra) e Emiliano Sabadello (Filosofo) e inquadra da due diversi punti di vista “speculativi” lo specifico di King:
- il primo (“La follia nell’opera di Stephen King”) da un’ottica segnatamente psicoanalitica, incentrato sulla valenza psicologica dei personaggi kinghiani e sulla ricorrenza dei concetti Morte e Follia all’interno della sua narrativa;
- il secondo (“Reale e razionale in It”), muovendo da Hegel, orientato a rintracciare ingerenze filosofiche nel romanzo-fiume (beh, più romanzo-fiume degli altri) “It”.
I due excursus sono autonomi per taglio e contenuti ma suffragano entrambi quella che è da sempre anche la mia impressione: la necessaria rilettura secondo coordinate “alte” del corpus kinghiano. Come scrive Roger Kint nella sua prefazione:
“Se i due agili saggi che compongono questo scritto sono di differente ispirazione, e di differente struttura, discorso ben diverso va fatto per il terreno nel quale sono nati e si sono sviluppati, il terreno della comune passione kinghiana, la passione per un certo tipo di narrativa e del ruolo catartico che ha la fantasia nei confronti della realtà”.
Proprio per la sua insolita impalcatura “colta”, consiglio caldamente questo libro dove è possibile rintracciare punti di vista inediti e la riprova dell’assoluta caratura autoriale del "Re".
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Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Ragione e follia nelle opere di Stephen King
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