

Sillabario all’incontrario
- Autore: Ezio Sinigaglia
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2023
In uscita oggi 16 febbraio per TerraRossa edizioni, Sillabario all’incontrario di Ezio Sinigaglia è un innovativo incontro tra l’autobiografia e la commistione di vari generi narrativi, non ultimo una sorta di versione contemporanea del dizionario dei cliché scritto a fine Ottocento da Gustave Flaubert (Dizionario dei luoghi comuni).
Sinigaglia nell’introduzione dichiara di aver deciso di scrivere il Sillabario all’incontrario a scopo terapeutico perché, alle soglie dei cinquant’anni, dopo una varicella viene colpito da uno stato depressivo. Una malattia del corpo che si tramuta in una “malattia dell’anima” e viene quindi curata attraverso la più terapeutica delle arti: la scrittura:
Questo libro nasce dalla malattia. Non è certo il primo. Al contrario non sarebbe fuori luogo affermare che il romanzo, ben più di ogni altro genere letterario, trae spesso origine dal germe di una patologia dell’autore e ne costituisce il (temporaneo, effimero) piano terapeutico.
Ogni lettera attrae - come un’irresistibile calamita - un ricordo, un’impressione, un racconto.
Il libro parte dalla fine, “all’incontrario” come suggerisce il titolo, dalla Zeta di “zoo” ruotando così intorno ai quattordici gatti dello scrittore: dall’anziano Tersi alla vivace micetta Scotty di appena un anno, alla quale dedica un memorabile (e poetico) ritratto.
Scotty mi ama, con le modalità speciali con cui sa amare un gatto: con soffice perfidia: è evidente che mi considera il suo sposo e che, muovendo da una tal premessa, giudica la mia presenza norma e la mia assenza arbitrio: accanto alla mia poltroncina di scrittore, c’è la sua sedia impagliata, coperta da un panno ben piegato: Scotty vi si acciambella buona buona per ore intere, affondata in sonni ispiratissimi: respirare la stessa aria ch’io respiro la inebria, la fa immemore.
Lettera dopo lettera l’autore procede nei racconti per via via discorrere su episodi giovanili, la relazione con il padre, la madre, la sua gatta preferita, le vacanze da adolescente, concludendo con l’Aldilà, misterioso e ineluttabile futuro e lontano incontro per ognuno di noi.
Autobiografia, diario, saggio, Sillabario all’incontrario è questo e altro: è narrazione e confessione, ma è anche un interessante esercizio di scrittura e di stile. L’autore gioca con la lingua dimostrandosi un abile inventore e creatore: compone una narrazione apparentemente sprovvista di trama, ma dalle innegabili qualità letterarie.
Scritto da Sinigaglia nel 1997, quando l’autore non era ancora cinquantenne, è tuttavia, come tutte le metanarrazioni, fuori dal tempo e dai tempi. Scorrevole e ironico, Sillabario all’incontrario è un libro originale che aiuta a guardarsi dentro partendo dall’ esercizio di autoanalisi dell’autore.
Come ben riassunto nelle note di copertina, si tratta di:
Un libro che non si preoccupa di appartenere a un genere preciso
Contemporaneamente nella scrittura Sinigaglia si diverte a sperimentare tutti i generi, perché “vuole comprendere le origini del malessere spirituale del Narratore”.
Dalla Z di Zoo alla A di Aldilà, Sinigaglia riscrive l’alfabeto e gli interrogativi del lettore guidandolo verso il suo mondo pieno di ricordi, di letture e di animali, gatti in primis, in una riflessione interiore, ma a 360 gradi, sulla relazione che ognuno ha con la sua infanzia e sulla realtà che ci circonda, sui vincoli parentali, sull’analisi dei nostri errori e soprattutto sulla necessità di amare e di essere amati, non importa come e da chi.
Proposto da Lorenza Foschini tra i candidati per il Premio Strega 2023, il libro va letto più volte per farlo proprio e comprendere l’io narrante e le sue pulsioni spirituali.
Giunto alle ultime pagine l’autore scrive la propria interpretazione dell’opera:
La linea che ho tracciato non è nitida, ma ci sarebbe da scandalizzarsi se lo fosse. Questo libro non è un vero giallo, non è la traduzione in prosa di un progetto narrativo. La cecità è il suo movente, la ricerca di appigli la sua metodologia, un buio appena rischiarato la sua meta. Quest’A paradossalmente conclusiva, quindi, non svela l’identità dell’assassino. Alcuni indizi sono stati reperiti e, con gli arnesi a disposizione, esaminati. Una piccola schiera di sospetti è stata allineata lungo il muro.
Infine Ezio Sinigaglia si rivolge apertamente al proprio lettore e addirittura si identica in lui, ribaltando così i ruoli narrativi capovolgendo la dinamica stessa del discorso letterario:
Scelga il lettore il suo imputato preferito. Da parte mia mi astengo, com’è ovvio: se avessi preferenze, le avrei naturalmente esplicitate. Piuttosto, come lettore, chiederei all’autore, prima di congedarsi, di rivelare ciò che è davvero oscuro e taciuto in questo giallo: non già l’assassino, ma il delitto. Si accenna, in effetti, qua e là, con distratta noncuranza, a un malessere o disagio dell’autore e alla volontà di risalire alla sua origine. Ma in che cosa consista questo malessere o disagio non è affatto chiaro. Come lettore, vorrei che l’autore, infine, lo chiarisse. Come autore, mi ci provo.
Al lettore spetta, dunque, l’ardua sentenza.

Sillabario all'incontrario
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Un libro perfetto per...
Lettori di ogni età, lettori forti, appassionati di autobiografia e/o metanarrazioni
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Sillabario all’incontrario
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