

Gaeta, ultimo atto
- Autore: Camillo Linguella
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2023
Così finirono il Regno delle Due Sicilie e i Borboni di Napoli, un avvincente docu-romanzo storico e sentimentale.
Sono piuttosto diffusi i docu-film, filmati che approfondiscono vicende di cronaca combinando riprese dal vero e sceneggiate. Non mancano le docu-fiction. Ora abbiamo anche il docu-romanzo, che ibrida fiction e fatti storici autentici. Eccone uno, a giudicare dal distico che si legge sulla copertina di Gaeta, ultimo atto, novità del torrese Camillo Linguella pubblicato quest’inverno da Yume Edizioni (febbraio 2023, 302 pagine).
C’è da dire che da secoli la docu-narrativa ha un nome: non è altro che la narrativa storica propriamente detta. A parte la pignola considerazione, merita un applauso l’iniziativa dei curatori delle edizioni torinesi, che hanno scelto quel genere particolare per lanciare questo titolo recente.
Certo, fa specie vedere un marchio della capitale sabauda per eccellenza impegnato con tanta dedizione nel più motivato incoming editoriale di un prodotto narrativo non solo a firma di uno scrittore meridionale, soprattutto apologetico dell’esercito napoletano di Francesco II, nell’ultimo lembo di territorio sotto il vessillo borbonico: la fortezza assediata dal Regno del Piemonte.
Yume è una casa editrice torinese, attiva sotto la Mole dal 2013. Nemmeno maggiorenne, si è collocata sul mercato editoriale grazie alla cura delle vesti grafiche e a contenuti di qualità, che le sono valsi i circa 200 libri in catalogo. Specializzata in saggistica storica - ma non mancano historical fiction, come si vede - ha sviluppato successivamente collane di storia della criminologia, manualistica, territorio, salute, cibo, finanche esoterismo.
Camillo Linguella, nato a Torre del Greco nel 1945, dall’inizio degli anni Settanta vive a Roma, dove si è impegnato in varie attività, soprattutto in campo sindacale e nel welfare previdenziale. Laureato in sociologia, è un appassionato meridionalista, ma non un rivendicazionista neoborbonico. In una dichiarazione resa a una testata campana, ha spiegato che la sua attenzione si rivolge alla storia di un Regno, quello di Napoli e poi duosiciliano.
Non era il paradiso preteso a posteriori da certi nostalgici che “danneggiano” la memoria, a suo parere, più che farla rimpiangere, ma neppure l’inferno denunciato dai detrattori. Si sforza di inquadrare i fatti nella giusta prospettiva storica e sociale, senza enfasi e distorsioni della realtà e arricchisce la narrazione con brevi squarci di vita quotidiana, consuetudini e caratteri del popolo napoletano.
In effetti è a lui che si deve la definizione docu-romanzo, narrazione documentaria, spiega, in cui le vicende, tranne quelle romanzate:
rispondono a una storica e spesso sconosciuta verità.
“Il documentario”. La mattina del 15 febbraio 1861, una brigata piemontese si schierò lungo l’istmo di Montesecco. Più tardi arrivarono il principe di Carignano, il generale Cialdini e lo Stato Maggiore sabaudo. Concessero l’onore delle armi all’esercito borbonico, che usciva dalla fortezza in formazione militare, con le bandiere al vento e i fucili a spalla. Soldati provati, laceri: avevano perso, ma si erano battuti con coraggio. Il giorno prima, Francesco II aveva riunito i circa 12mila uomini nello spazio antistante la fortezza. In uniforme da generale, calmo e rassegnato, aveva dato atto del suo destino.
Ancora una volta, scrive Linguella, non gli era stata concessa la fortuna di morire sul campo, nonostante si fosse esposto sugli spalti dove il pericolo era più forte. Molte volte aveva visto falciare chi gli era accanto e dal Cielo si sarebbe aspettato un intervento diverso, “forse pagava anche colpe non sue”. Al suo fianco, camminava la nemmeno ventenne regina consorte Sofia, con il solito vestito di velluto nero dall’ampia gonna, una specie di austera divisa.
Pochissimi soldati indossavano indumenti immacolati.
Sporchi, le divise rammendate alla buona:
sul viso i segni della sofferenza, negli sguardi rabbia repressa e un’irrazionale volontà di continuare a resistere.
Ma sarebbe vano e il giovane re non se la sente di chiedere altro sangue, un eroismo inutile.
Generali, ufficiali e soldati, vi ringrazio tutti, a tutti stringo la mano con effusione d’affetto e riconoscenza. Non vi dico addio, ma arrivederci. Conservatemi intatta la vostra lealtà, come il vostro sovrano vi conserverà eternamente la sua gratitudine e la sua affezione.
L’assedio di Gaeta era durato tre mesi, da novembre 1860 a febbraio 1861. L’esercito sabaudo aveva sparato 60mila cannonate contro la fortezza, da cui si era risposto con 40mila. 830 i caduti tra i soldati napoletani e duemila tra feriti e affetti pericolosamente dal tifo. 200 i morti tra i civili e varie centinaia di feriti e ammalati. In campo piemontese, 46 morti, 360 feriti.
Il 14 febbraio, il re e la regina lasciarono la fortezza e partirono per l’esilio. Non rividero più Napoli.
“Il romanzo”. Il 5 maggio 1860, nella rada di Quarto in Liguria, dondolano insolitamente due navi a vapore, Piemonte e Lombardo, della Compagnia Rubattino. Non sono battelli nuovi, ma tengono bene il mare e portano a Marsala i 1089 volontari al comando di Giuseppe Garibaldi.
Intanto, in Campania, Carmela Bonavita, grazia e bellezza partenopea fatte fanciulla, ama da sempre il ragazzo della villa accanto a Torre del Greco. Nicola, figlio del marchese Carafa, è un giovane ufficiale a Napoli, che stima poco i suoi colleghi e disprezza tacitamente il loro modo di trattare i soldati da esseri inferiori, quasi fossero animali.
S’intravede il germe del racconto sentimentale, che si colorerà di epico, nel contesto della storia...

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