

Il lavandaio di Bertolla
- Autore: Antonio Falco
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2024
Antonio Falco è nato a Torino, dove vive e lavora come tecnico della ricerca presso l’Università degli studi. Oltre al lavoro, alla famiglia e alla passione per la bici da strada, si è sempre dedicato alla scrittura, finché questa passione non è sfociata nella pubblicazione di diversi romanzi gialli. Ora per la casa editrice Baima Ronchetti pubblica un romanzo storico, intitolato Il lavandaio di Bertolla (2024), un romanzo molto bello, sia per scrittura che per tematiche trattate, scritto con precisione e ricerca.
Siamo a Torino il 24 luglio 1944. Francesco e Michele stanno giocando insieme, quando sono costretti a fuggire dalla strada verso un rifugio. Un boato enorme scuote le fondamenta di molti palazzi e una bomba viene sganciata proprio a Porta Nuova, la stazione di Torino, dove la madre di Francesco lavora. Lui corre disperato e la trova esanime. Michele anche è rimasto orfano, perché la madre è morta sotto le macerie della propria casa, colpita anch’essa da una bomba. Michele verrà portato in orfanotrofio, e di lui Francesco perderà le tracce. Lui invece vaga per la strada disperato; ora è orfano sia di madre che di padre, partito da tempo per la Russia e di cui non si hanno più notizie da molto tempo. Viene soccorso addormentato sulle macerie di ciò che resta di quella che era casa sua da un signore che lui conosce bene: si chiama Rocco e di professione fa il lavandaio. Era solito passare il lunedì davanti a casa sua a raccogliere la biancheria da lavare, e restituire quella lavata. Lo vede, lo riconosce e lo porta a casa sua. Con lui, nel quartiere di Bertolla dove abitano e lavorano tutti i lavandai, vivono Margherita, sua figlia, e più in là Rosa, sorella di Rocco. Da allora questa è la famiglia adottiva di Francesco.
Arriviamo, così, al 1955; Francesco è cresciuto e anche lui lavora come aiutante con Rocco e la sua famiglia. Insomma, anche lui fa il lavandaio. Di suo padre non ha più saputo nulla.
Tant’è che un giorno terribile Rocco viene arrestato, davanti agli occhi sbigottiti di Francesco e Margherita. Sul suo capo pesano accuse gravi: avrebbe ucciso tale Antonella Malaspina vedova Borla, con cui aveva una relazione, tenuta nascosta per non urtare la sensibilità dei due figli che non avrebbero visto di buon occhio la storia d’amore. Inoltre due testimonianze dirette affermano di averlo visto fuggire di notte dalla cascina cui la donna abitava, spaventato e in preda all’angoscia. Le due testimonianze sono molto attendibili, perché si tratta proprio dei vicini di casa della donna, che non potevano non accorgersi della sua fuga. Ma è stato veramente Rocco a commettere tale omicidio? Rocco viene condotto in carcere e a Francesco non rimane che fare chiarezza su quello che sembra un omicidio le cui sorti del colpevole sono già ben decise e delineate. Ci riuscirà a scagionare il padre adottivo? Nel frattempo un altro compito gravoso lo attende: quello di portare avanti le sorti della famiglia adottiva, garantendo loro il sostentamento dovuto. Ci riuscirà?
Il romanzo è definito giallo storico ma in realtà di giallo c’è ben poco. L’indagine è condotta appunto dal protagonista, il lavandaio Francesco, che più che altro cerca in ogni modo di scagionare il proprio padre adottivo. La verità sarà ristabilita, a prezzo di notevoli sforzi, condotti anche con l’aiuto di testimonianze e della polizia.
Il lavandaio di Bertolla è un romanzo storico, condotto con notevole precisione e ricerca raffinata di stile e di contenuto. Siamo nell’epoca difficile del post guerra, la popolazione è ancora preda delle tante paure che hanno caratterizzato il periodo bellico e gli influssi sono veramente sofferenti e presenti. Il quartiere di Bertolla, un quartiere povero di Torino, dove risiedevano e lavorano gli operai addetti alla lavatura delle manifatture che le venivano date dalle famiglie bene di Torino, è ricostruita con pazienza e precisione di chi ha condotto ricerche in merito all’argomento. Il tutto è corredato da un importante apparato iconografico, a conclusione, tratto dallo stesso Museo di Torino dei lavandai, che ripercorre le tappe di un mestiere ormai in disuso che con l’avvento della rivoluzione industriale ha mutato le condizioni di vita degli abitanti della città.
Un romanzo curioso e molto avvincente, sia per la curiosità insita nella vicenda narrata che per il ritratto di un mestiere che non esiste più ma che ha lasciato profonde tracce di sé e del proprio essere. La lettura è consigliata sia per chi ama i gialli e anche per chi adora i romanzi storici, perché tratta della storia di Torino negli anni del periodo bellico, della deportazione degli ebrei e delle condizioni disumane cui erano costretti a vivere, e del quartiere Bertolla e dei suoi abitanti lavandai, cui sono descritte bene le varie fasi cui si componeva quel mestiere.

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Un libro perfetto per...
Adatto a chi ama i romanzi storici e i gialli.
Articolo originale pubblicato su Sololibri.net qui: Il lavandaio di Bertolla
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