

L’angelo di pietra. Un’indagine dell’inquisitore Girolamo Svampa
- Autore: Marcello Simoni
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Einaudi
- Anno di pubblicazione: 2025
Il mondo dell’occulto ha sempre esercitato sui lettori un certo fascino: c’è qualcosa negli incantesimi, nei fenomeni straordinari, nell’arcano e nell’inspiegabile, tanto forte quanto enigmatico, che rende i libri riconducibili a questa tematica un’esperienza di lettura particolarmente avvincente. Proprio come l’ultimo romanzo di Marcello Simoni, L’angelo di pietra. Un’indagine dell’inquisitore Girolamo Svampa (Einaudi, 2025): non si tratta di semplici storie di magia, ma di una “porta” verso universi dove l’impossibile appare possibile e ogni pagina è piena di misteri e segreti da svelare.
Ferrara, gennaio 1627. Fra’ Girolamo Svampa è stato da poco nominato inquisitore generale di Ferrara. È stato chiamato a sostituire ad interim fra’ Paolo de Francis, idolatra e assassino, per rimediare ai suoi errori, così che i roghi, gli arresti e le esecuzioni capitali sono calati oltre misura. È convinto infatti che, a differenza di ciò che auspicano molti uomini di Chiesa, non tutti i sospettati finiscono per rivelarsi colpevoli: buona parte delle accuse giunte all’orecchio dell’Inquisizione nasce da preconcetti, calunnie e maldicenze.
Quando si rivolge a lui una giovane aristocratica, Giovanna Sacrati, che giura di essere stata posseduta carnalmente da un incubus – un demone che di notte striscia sotto le coltri del suo letto, entra nei suoi sogni e nella sua carne – perché scacci, con un esorcismo, quello spirito maligno dalla sua vita, lo Svampa sdrammatizza la situazione: si tratta di un fenomeno che nega le categorie fondamentali dell’esperienza umana e, in mancanza di prove oggettive, appellandosi alla ragione, il frate caccia la ragazza, considerando i suoi timori semplici paure generate dalla fantasia e dalla superstizione. Ma l’espressione terrorizzata di donna Sacrati ritorna alla memoria di fra’ Girolamo quando, il giorno successivo, viene a sapere che la giovane, durante la notte, è morta per strangolamento: qualcosa è entrato nella sua vita e l’ha spezzata e la causa non può certo essere l’autosuggestione.
Superstiziosa, mistificatrice o vittima di maleficio, Giovanna Sacrati meritava che qualcuno indagasse sulla sua morte. Qualcuno di abbastanza disincantato da poter rendere giustizia alla verità dei fatti.
Colto dal dubbio che l’uccisione della ragazza sia conseguenza della sua incuria o, per meglio dire, della sua incapacità di cogliere, nella sua testimonianza, la concretezza del pericolo che gravava su di lei, l’inquisitore decide di indagare sull’accaduto, anche perché un episodio apparentemente isolato dimostra di avere un’insolita virulenza. Non è facile, tuttavia, capire in quale direzione condurre l’indagine:
Reale o fittizio, un demone si era insinuato sotto i tetti di quella placida borgata per uccidere e diffondere l’orrore. Un gioco macabro del quale non riusciva ancora a cogliere né il movente, né tantomeno l’ingannevole artifizio attraverso cui quel crimine veniva perpetrato.
Consumato dall’astio, trasformato in un’arma in grado di compiere la sua vendetta contro chi ha distrutto la sua famiglia – un inquisitore, un cardinale e un mago alchimista –, fra’ Girolamo, con il suo carattere burbero e poco compassionevole, affronterà con la più potente delle armi umane, la ragione, non solo questo mistero ma anche altri rivali, astuti e sfuggenti, che con le loro trame gli rammentano di non essere altro che una pedina sopra una sconfinata e pericolosa scacchiera.
Dalla sua parte avrà Margherita Basile, la “donna dai capelli rossi”, sua amante, artista e spia, il bravo Cagnolo Alfieri, fidato e coraggioso uomo d’armi, e padre Francesco Capiferro, amico, confratello e segretario della congregazione dell’Indice, uno dei pochi alleati su cui può contare per condurre una guerra silenziosa contro la fazione del Santo Uffizio, che intende destituirlo dalla carica di inquisitore e, forse, attentare alla sua stessa vita.
Oltre a una lingua e a uno stile che riescono a evocare – attraverso l’inserimento di parole e di espressioni latine o arcaiche nei dialoghi e nelle descrizioni – il periodo storico, il contesto sociale e religioso, nonché la concretezza di quei tempi, è da sottolineare la vivace ricostruzione storico-geografica di Ferrara: un risultato che Marcello Simoni ottiene senza cadere nella trappola della sovra-documentazione. Nel romanzo, l’ambientazione è al servizio dell’azione e della narrazione, e non viceversa.
Durante la lettura camminiamo per le strade dell’antica capitale estense, entriamo nelle locande, nei palazzi e nelle chiese, incontriamo uomini e donne di diversa estrazione sociale, assistiamo impotenti agli intrighi e alla doppiezza di alcuni personaggi, sentiamo su di noi lo sguardo dell’angelo di pietra dalle fattezze mostruose, sicuri che, una volta conclusa questa avventura, il commiato da fra’ Girolamo Svampa sarà solo temporaneo e il tragitto da compiere in sua compagnia alquanto lungo.

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