
Vi scriverò ancora
- Autore: Andrea Camilleri
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Sellerio
- Anno di pubblicazione: 2024
Si tratta della vita privata di Andrea Camilleri in questo sorta di epistolario, intitolato Vi scriverò ancora (Sellerio, 2024), una raccolta di lettere inviate alla famiglia a Porto Empedocle mentre si trovava a Roma nel periodo che va dal 1949 al 1960.
Generalmente gli aspetti della vita privata possono anche non intersecarsi o interagire con l’opera letteraria, ma in questo caso alcune delle diverse situazioni descritte sembrano trovare spunto e riflesso negli scritti.
Il libro è curato da Salvatore Silvano Nigro con la collaborazione di Andreina, Elisabetta e Mariolina Camilleri e già dal titolo ben appropriato si riassume tutta l’opera e si esprime la sua originalità stimolando la lettura e suscitando l’interesse e la curiosità del lettore, adattandosi e conformandosi alla personalità del prolifico autore. Un titolo così formulato, in quanto quello scrivere era diretto ai genitori e ai lettori del tempo ma anche a quelli presenti e futuri.
In una delle due introduzioni, le figlie di Camilleri, che hanno tirato fuori dai cassetti questo patrimonio, sostengono giustamente come si tratti di una grande testimonianza di vita. È effettivamente un enorme tassello per ricostruire la biografia di questo grande personaggio. Nella sua introduzione poi, Salvatore Nigro invece insiste sulle anticipazioni, cioè su quanto contenuto in queste lettere che poi ritroveremo nelle opere del Camilleri maturo, quello di “Montalbano” ma anche quello dei suoi romanzi storici e civili. Si ricordano ad esempio alcune situazioni comiche e ridicole che vengono riportate, ma vi sono anche anticipazioni da un punto di vista linguistico. E questo sebbene lo stile delle lettere sia molto asciutto, quasi da resoconto giornaliero, non mancando di certo il ricorso a forme dialettali.
Andrea Camilleri racconta dei libri che ha letto e dei libri che tradurrà, degli incontri, agli esordi della sua carriera. Appare non un vero e proprio romanzo epistolare, non essendovi uno scambio di corrispondenza e non vi è risposta alle domande che i genitori a volte ponevano; vi sono peraltro anche dei vuoti temporali non motivati, ma pur nondimeno è un volume che esercita una notevole attrattiva.
I temi di cui si parla sono tanti, dagli affetti all’emigrazione intellettuale cui Camilleri andò incontro per potere realizzare qualcosa che non poteva fare nella sua terra natia. Si trasferisce a Roma per frequentare l’Accademia di Arte drammatica ed sono presenti e manifesti nelle lettere il sentire gli affetti lontani, il senso della lontananza, il desiderio di volere tornare. Tra gli argomenti poi che si ritrovano più frequentemente vi è la richiesta di denaro, che chiede ai parenti e di cui ha sovente bisogno, poi dà notizie della sua salute e raccomanda ai genitori di salvaguardarsi.
Si può parlare di un resoconto o di confessioni a volte manifeste, altre volte nascoste. Parla di chi frequenta, con chi sta in compagnia ma è di interesse la parte dove parla della regia e del suo rapporto con il Cinema, dove incontra i personaggi più famosi dell’epoca. Vi è da una parte il suo iniziare a divenire teatrante, sia come attore, regista e sceneggiatore, traduttore, critico scrivendo tra l’altro su “Sipario”, e una parte molto intrigante è quella dove racconta minuziosamente la sua prima regia teatrale. Il tentativo di fare Cinema non ebbe risultati positivi, mentre come è noto andò meglio con la televisione.
Leggendo il libro, appare davanti al lettore un personaggio ancora dalle aspirazioni non ben definite che si cimenta in più iniziative nel mondo dello spettacolo. Emerge l’intelligenza dell’autore ma anche la sua innata ironia, lo sguardo sul mondo che gli permette di osservare della vita sempre gli aspetti più lieti. Un resoconto del quotidiano, dove racconta cosa ha fatto e a volte racconta cosa vorrebbe fare e descrive le sue ambizioni. Si evince dalla lettura delle lettere la sua voglia di affermarsi, farsi conoscere e far comprendere ai genitori come quel suo trasferirsi sia stato un buon investimento.
Una minuziosa descrizione della quotidianità anche nel suo vestire, una microbiografia in uno stile scarno dove appare il bisogno di recitare la parte del bravo ragazzo che deve scrivere ogni settimana, che si deve preoccupare dei suoi cari. Da un lato la storia dell’acquisizione di una competenza e dall’altro il resoconto della vita quotidiana in un libro prezioso, che si potrebbe trasformare anch’esso in una sceneggiatura televisiva.

Vi scriverò ancora: Lettere alla famiglia 1949-1960
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